Addio a don Barattini testimone del vangelo dall’Emilia al Brasile
Parroco di numerose comunità dell’Appennino e missionario Fu un attento interprete della realtà dei tempi in cui viviamo
Lutto nel mondo della Chiesa modenese, è spirato ieri nella Casa del Clero di Cognento don Giuliano Barattini. Aveva 81 anni. Originario di Pavullo era entrato in seminario a Fiumalbo per poi proseguire gli studi a Modena, dove nel 1961 era stato ordinato sacerdote. Don Giuliano aveva studiato la teologia del Concilio di Trento, ma appena uscito dal seminario scoprì con sorpresa e gioia le novità sgorgate dal Concilio Vaticano II, che comincia proprio nel 1962.
Il prete novello fu disponibile alla ricerca di una nuova spiritualità sacerdotale in una diocesi aperta a nuove esperienze. Nel 1965 con don Pezzuoli e don Mucci inventa una nuova formula di gestione comunitaria parrocchiale a Nonantola con un diretto coinvolgimento dei laici e l'impegno di una rotazione ogni 4 anni. Nel 1969 infatti lascia il suo posto di co-parroco a don Gilli e diventa prima cappellano e poi parroco a Fanano.
Poi dal 1979, una nuova importante fase della sua vita: la missione. Raggiunge in Brasile nella diocesi di Goias un gruppo di preti e laici che collaborano con il vescovo don Thomas Balduino. Nel 1998 rientra definitivamente a Modena ed è parroco di Maserno in seguito approdò a Spezzano fino al 2008 quando rinuncia per motivi di salute, infine si ritirò nella casa del Clero di Cognento.
Don Barattini è stato un uomo sempre alla ricerca attraverso una testimonianza autentica di cristiano e di prete. Nelle diverse esperienze cercò di interpretare il suo tempo con coraggio e dedizione. Aveva capito che per superare la crisi della Chiesa nella società moderna, c'era bisogno di nuove parole: vicinanza alla gente, creazione di piccole comunità, confronto con la lettura del vangelo.
Una lezione fondamentale gli veniva dai lunghi anni passati in Brasile in mezzo ai più poveri della terra, che lottavano per il pane e le libertà fondamentali. Erano piccole comunità spesso senza la presenza del prete che leggevano il vangelo e attraverso il confronto traevano forza e coraggio per le loro lotte. Era chiamata teologia della liberazione. Cercò di riportare questa esperienza anche nelle sue parrocchie costruendo piccoli gruppi di lettura del vangelo. Spesso incompreso.
Giuliano era nato in montagna e l'amore alla sua terra si traduceva in una pastorale nuova applicata alle parrocchie che scelse: non solo Fanano, Maserno e Pianorso ma anche S. Anna Pelago. Non gli importava il 'numero' ma il contatto con la gente con la quale parlava un linguaggio semplice legato alla vita quotidiana. Respirava l'umore della sua terra.
Nel 2012 scrisse un bellissimo libro intitolato “Armando Armando”. Con uno stile originario e piano ricorda i protagonisti della lotta partigiana, ma anche l grande corridore pavullese Meo Venturelli; cita memorie delle sue esperienze in Brasile e in Italia. E costruisce interviste immaginarie con personaggi che hanno attraversatola sua storia: Armando, Ermanno Gorrieri, Tomas Balduino, Gino Bartali, Carlo Carretto ecc.
Il dolce e intelligente don Giuliano lascia una preziosa eredità alla chiesa e alla provincia di Modena. La liturgia funebre di don Giuliano Barattini è in programma questa mattina alle 11 presso la Chiesa Parrocchiale di Cognento.—
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