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Il nanosatellite di Edoardo migliora la navigazione Gps

Elena Cuoghi
Il nanosatellite di Edoardo migliora la navigazione Gps

Zini, sassolese neolaureato in Ingegneria Aerospaziale con il massimo dei voti ha elaborato un progetto per privati che corregge gli errori di localizzazione

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A tutte quelle persone che dicono che i giovani di oggi non fanno altro che “chattare” e perdere tempo in giro, il giovane ventiduenne Edoardo Zini trasmette con la sua carriera di studi un’importante lezione di come dedizione, impegno e costanza possano portare a grandi risultati.

Risultati “spaziali” in tutti i sensi, come la realizzazione di un nanosatellite.

Cresciuto a Sassuolo e conclusi gli studi al liceo scientifico con 100 e lode, Edoardo ha deciso di realizzare il suo sogno: diventare un ingegnere aerospaziale. Ha lasciato amici e affetti per trasferirsi a Forlì, ammesso all’università superando il test d’ammissione con il punteggio più alto del suo anno. Ma per uno studente che è riuscito sempre a distinguersi dagli altri, concludere i tre anni in tempo e con un risultato strabiliante di 110 e lode non basta: ancora una volta Edoardo ha lasciato il proprio contributo, incentrando la propria tesi di laurea su uno speciale progetto in cui ha collaborato per la propria università. Vale a dire la realizzazione di un CubeSat. Un CubeSat è un nanosatellite dalla forma di un cubo e dalle dimensione molto contenute (10x10x11) che deve rispondere a delle caratteristiche standardizzate ben precise.

Scopo del progetto, al quale Edoardo ha lavorato in prima persona mentre continuava a studiare per gli ultimi esami, gli “studi ed implementazione di algoritmi per la correzione degli errori ionosferici per la navigazione Gps per applicazioni CubeSat” (titolo stesso del suo elaborato).

«Lo spazio non è più accessibile solo agli enti pubblici – spiega il neo ingegnere - ma anche ai privati perché l’evoluzione tecnologica e la standardizzazione dei componenti hanno contribuito a diminuire i costi di ricerca e sviluppo. La mia università ha quindi deciso di realizzare il proprio CubeSat: io mi sono occupato dell’elaborazione del software di navigazione scrivendo il codice che non è altro che una serie di istruzioni. Volevamo dimostrare che è possibile per un CubeSat, nonostante le ridotte dimensioni e l’interferenza della ionosfera, autodeterminare la propria posizione tenendo conto che, viaggiando a oltre 7km in orbita incontra continuamente condizioni differenti, perciò la valutazione risulta complessa».

Una scommessa che si potrà dire vinta solo quando verrà lanciato in orbita da una delle basi di lancio dell’Agenzia Spaziale Europea per testarne l’efficienza.

«Per i nostri navigatori sul telefono – continua il giovane sassolese - o sulla macchina il ricevitore a terra viaggia molto lentamente, quindi la posizione può essere considerata grosso modo costante per gli errori ionosferici. Il problema in orbita è che la ionosfera ritarda la propagazione del segnale e fa sì che questo viaggi per più tempo; per questo ho basato i miei studi sull’implementazione dei modelli di correzione dell’errore di navigazione». —



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