«Una città più europea E Palazzo Solmi sarà la sede delle tradizioni e del nostro territorio»
Debora Ferrari, assessore al Patrimonio, Cooperazione ed Europa si racconta e illustra i progetti ai quali sta lavorando per il suo mandato
L’intervista
Qualcuno, al momento della presentazione della nuova giunta, l’ha etichettata come “l’altra Ferrari” - del resto bisognava distinguerla da Ludovica Carla, quella che c’era già da cinque anni - mentre qualcun altro ha subito notato un dettaglio: la fascetta per capelli che porta sempre.
Omonimie e accessori a parte, da due mesi Debora Ferrari, presidente di Modena Solidale, ha un compito importante: quello di gestire l’assessorato al Patrimonio del Comune di Modena, insieme ai Quartieri, alla Partecipazione, all’Europa e alla Cooperazione internazionale, le deleghe ricevute dal sindaco Muzzarelli.
Assessore Ferrari, partiamo dalle... fascette per capelli: è una passione o una scelta che ha un significato preciso?
«Più che altro è una scelta di comodità: ho sempre avuto i capelli molto lunghi, ma non mi piace legarmeli, quindi la fascia mi consente di gestirli. Ne ho tantissime e di tutti i colori: potranno piacere o meno, ma… continuerò a portarle».
Look a parte, quali sono le sue passioni?
«Senza dubbio i cani, una passione che ho da sempre: da tre anni in casa mia, a Campogalliano, c’è Ginger, un meticcio che viene dal canile di Pavullo. Del resto, essendoci tanti cani abbandonati, ho sempre preferito prenderli ai canili ed evitare quelli di razza. L’altra passione che ho è quella per la lingua francese: anche per questo, ho apprezzato particolarmente la scelta del sindaco di affidarmi le deleghe all’Europa e alla Cooperazione internazionale, entrambe in linea con il mio profilo e le mie esperienze lavorative».
A proposito di cooperazione internazionale, da sempre presente nella vita modenese, visto che il tema rientra tra le sue deleghe , quali i punti chiave del suo mandato?
«Prima di tutto porterò avanti l’impegno del Comune nell’educazione alla cittadinanza globale con gli itinerari didattici di “Modena chiama Mondo”, ormai giunti al decimo anno. È importante, soprattutto in questo momento, riuscire a parlare di cooperazione e solidarietà internazionale nelle scuole, nel quadro dell’Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile, che rappresenta il contesto in cui si muovono anche le istituzioni europee. Un’attività di formazione rivolta anche ai giovani, con il corso per volontari della cooperazione internazionale, con cui ogni anno selezioniamo e formiamo 25 persone che diventano una risorsa sia per le associazioni modenesi di cooperazione internazionale, sia nei progetti che queste sviluppano nei Paesi terzi e presso i quali possono essere svolte esperienze di volontariato».
Passando alle relazioni internazionali, Modena avrà altri gemellaggi nei prossimi anni?
«Non ne sono in programma di nuovi, ma daremo continuità alla strategia di consolidamento dei gemellaggi, ed entro la fine dell’anno procederemo al rinnovo di quello con la città americana di Saint Paul, nel Minnesota, a cui siamo legati dal 1989. Sono stati rinnovati da poco quelli con Linz e Novi Sad, e il prossimo anno proprio queste due città saranno protagoniste, insieme a Modena, del progetto europeo CrossOpera, uno spettacolo originale che andrà in scena al Teatro Pavarotti l’8 e il 10 maggio, frutto di un progetto finanziato dalla Commissione europea, che ha unito i teatri delle tre città».
Parlare di Europa vuole anche dire parlare di finanziamenti da intercettare…
«In questi anni continueremo il lavoro per cogliere tutte le opportunità disponibili in termini di finanziamenti. È nostra intenzione proseguire nel solco di un cammino solido e ben rodato, come è stato ricordato anche dai media nazionali in più occasioni: Modena è tra le città che negli ultimi anni sono riuscite a intercettare il maggior numero di finanziamenti, quasi 30 milioni di euro tra il 2014 e il 2019. Dunque proseguiremo nella realizzazione dei diversi progetti finanziati dai fondi strutturali, come la rete delle piste ciclabili, la riqualificazione energetica di diversi edifici pubblici, e il cantiere dell’ex Enel, futuro nuovo teatro delle Passioni. E parallelamente si monitorerà con grande attenzione il processo, già avviato in sede regionale, di sviluppo della nuova programmazione dei fondi europei 2021-2027, per dare continuità agli interventi avviati. È questa la nostra priorità. Rispetto ai fondi a gestione diretta, saranno portati avanti tutti i progetti avviati, da quelli legati all’innovazione e al Masa, ai diversi progetti attivi in tema di sviluppo urbano sostenibile, ma anche quelli relativi al sociale. Senza comunque tralasciare la ricerca di nuovi fondi, con particolare attenzione ai progetti strategici per l’amministrazione».
E poi c’è la delega di maggiore “peso”, quella al Patrimonio. Ci sono dei progetti particolari?
«Si tratta di una delega con implicazioni tecniche molto complesse. Il principale obiettivo in questa fase è completare il percorso di federalismo demaniale avviato nei mesi scorsi con la richiesta di ottenere l’attribuzione di quattro beni culturali per i quali stiamo lavorando ai piani di valorizzazione all’insegna della rigenerazione urbana».
Può spiegare meglio qualcuno di queste iniziative di valorizzazione?
Si tratta di circa 2.500 metri quadri di Palazzo Solmi, sulla via Emilia centro, da destinare, dopo aver completato gli interventi di restauro, a uffici pubblici e attività culturali legate alle tradizioni del territorio. Quindi, puntiamo al recupero dell’immobile di via Bonacorsa per realizzarvi uno studentato universitario e al complesso dell’ex Colombofili in viale Monte Kosica, nell’area del parco Novi Sad, per attività dell’associazionismo ricreativo e sportivo. Infine, è previsto il recupero della settecentesca Chiesetta Ricci, quella che si trova in fondo a viale Finzi, al fine di inserirla nei percorsi storici, culturali e religiosi della città». —
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