Operazioni non invasive Urologia eccellenza nazionale
Il primario Manferrari: «Laparoscopia e laser migliorano la qualità della vita» Sì all’ospedale nuovo: «Le sale operatorie potranno essere attrezzate ad hoc»
È diventato un’eccellenza nazionale per le tecniche chirurgiche poco invasive. Il reparto di Urologia del Ramazzini richiamano pazienti da tutta Italia. E alla guida del reparto, dal primo giugno, c’è il primario Fabio Manferrari, che è anche professore aggregato Alma Mater all’università di Bologna. L’Urologia del Ramazzini si occupa di tutti i pazienti dell’area nord.
Quali sono le malattie più frequenti fra i suoi pazienti?
«Innanzitutto due: le patologie oncologiche e la calcolosi. Qui si applica la chirurgia urologica meno invasiva, attraverso la laparoscopia e la chirurgia laser. Grazie all’evoluzione tecnologica, infatti, si possono raggiungere gli stessi risultati con 4 “forellini” soltanto, mentre prima l’operazione richiedeva tagli giganteschi. È più precisa, meno invasiva a parità di risultati. E consente una convalescenza migliore con la necessità di meno trasfusioni, ad esempio, tra i vari benefici, e una ripresa più rapida. C’è un messaggio che bisogna trasmettere riguardo alla tecnica adottata: questa deve essere condivisa con l’operatore. A volte il paziente si crea un’opinione leggendo di determinati interventi: occorre sempre un confronto con chi eseguirà l’intervento che porti a optare per quello migliore».
Qual è l’età media?
«Intorno ai 60 anni. Un’età destinata a salire con l’aumento della speranza di vita. Grazie alle tecniche meno invasive, poi, siamo in grado di operare anche i pazienti più anziani».
Riguardo alle attrezzature, l’ospedale è all’avanguardia?
«Sì, stiamo provando un macchinario per la laparoscopia che non so se ci lasceranno, ma, in generale, le attrezzature ci sono e le stiamo implementando».
Lei è favorevole al nuovo ospedale?
«Sono favorevole, serve assolutamente, innanzitutto per poter beneficiare di nuovi spazi. Certo, spero di esserci quando verrà realizzato - scherza Manferrari - Noi abbiamo sale operatorie nuove, ma le tecnologie richiedono un’organizzazione specifica. Siamo, ormai, a livelli di saturazione. Ora si sopperisce spostandole nostre attrezzature, ma nell’ospedale nuovo, tutto il necessario per eseguire gli interventi sarà già collocato in loco. Ci serve un ospedale nuovo perché spesso gli spazi per gli ambulatori sono ridotti».
Non valuta la possibilità di ristrutturare l’ospedale già esistente come alternativa?
«Non ho nessuna perplessità sulla possibilità che nasca un ospedale di ultima generazione».
Dove dovrebbe essere collocato?
«In un luogo agevole da raggiungere per il paziente. Io preferisco che l’ospedale sia a Carpi. Faccio l’esempio di Ferrara, dove i cittadini erano abituati a una struttura in centro e se la sono vista trasferire a chilometri dalla città. Questo non deve avvenire qui».
Dice di no, quindi, all’ospedale baricentrico?
«Sì, peraltro, noi svogliamo attività paritetica qui rispetto a Mirandola, dove viene praticata tutta la chirurgia meno invasiva, ad esempio».
Per quanto riguarda le liste d’attesa quali sono i numeri del reparto?
«Il primo giugno i pazienti in lista d’attesa erano 131, mentre il 31 luglio erano 276. Tanti pazienti devono essere operati a breve e si spera di andare a regime entro due mesi. In amministrazione è stato notato questo “salto” ed è stata aumentata la disponibilità di sale operatorie per far fronte all’incremento dei casi. In agosto, inoltre, abbiamo potenziato le consulenze, ma settembre sarà un mese critico. Questa settimana, infatti, i letti sono 12 invece di 28». —
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