Tra i migranti a Lampedusa a scuola di accoglienza
Quindici ragazzi alla ricerca di verità e di testimonianze sugli arrivi dal mare «Troppi slogan o spot: per questo siamo partiti». Incontri, gruppi, e riflessioni
«Quanto sei vicina da qui, Africa. Questo mare ci unisce o ci divide?». A Lampedusa quindici ragazzi del nostro territorio hanno osservato il Mediterraneo e si sono posti una domanda. Anzi, tante domande. Si sono affidati alla Caritas e al Centro missionario diocesano per saperne di più. Dal 9 al 18 luglio scorso hanno così toccato con mano la realtà di chi migra in Europa da sud e da chi se ne prende cura. Hanno attraversato il mare da Porto Empedocle a Lampedusa di notte per riflettere sugli sbarchi. Hanno incontrato persone come Vito Fiorino, che salvò con il suo peschereccio 47 persone il 3 ottobre 2013. Era il giorno della strage di Lampedusa.
«Siamo quindici ragazzi da Modena, Formigine, Sassuolo e altri luoghi tra i 18 e i 27 anni – racconta Marco Scacchetti – e ci siamo uniti formando un gruppo per riuscire a capire. Vogliamo spiegarci cosa sta realmente succedendo nel nostro mare senza dover passare da un post che ci è stato condiviso o un titolo di telegiornale. Abbiamo voluto toccare con mano da tutti i punti di vista. Abbiamo incontrato attivisti e istituzioni, associazioni create da ragazzi che intendono facilitare l’inclusione e la creazione del lavoro. Abbiamo conosciuto le strutture del Cas (Centro di accoglienza straordinaria), chiedendo direttamente a chi vive il fenomeno tutti i giorni sulla loro pelle».
Come Fiorino o come Alessandra Sciurba, portavoce dell’organizzazione non governativa Mediterranea. Alberto Biondo li ha condotti alla scoperta di Borderline Sicilia, associazione che da undici anni racconta storie d’immigrazione nella regione più estesa italiana. I ragazzi hanno potuto conoscere testimonianze di memoria attiva, ricevendo così un testimone da riportare a casa.
A Lampedusa hanno incontrato anche Nino Taranto, fondatore dell’Archivio Storico Lampedusa. A Palermo hanno attraversato il cuore della città millenaria con una delegazione del Forum antirazzista del capoluogo siciliano. Hanno visitato il Centro di accoglienza straordinaria Bellolampo, incontrando sia operatori sia ospiti. Con i missionari comboniani di fratel Claudio Parotti, i ragazzi hanno partecipato a una serata dal titolo “Chi è lo straniero? Chi è l’estraneo? Estraneo a chi?”.
Nel percorso multiculturale hanno conosciuto ragazzi “che bruciano le frontiere”, come suggerisce il nome arabo. Sono gli Harraga, coloro che appartengono al progetto per minori non accompagnati a Palermo. L’associazione Niofar raccoglie invece giovani senegalesi, uniti dallo scorso anno in una cornice comune per creare ponti tra culture.
Hanno incontrato esponenti del Coordinamento Antitratta e dell’organizzazione non governativa Cooperazione internazionale Sud Sud. La partecipazione a serate organizzate con Arte Migrante Palermo e Moltivolti è stata accompagnata dall’incontro con Kamal Karkouri dell’Osservatorio Antidiscriminazioni di Palermo e con suor Teresa del laboratorio di sartoria dell’oratorio Santa Chiara. Cinque giorni di volti, strette di mano, dialoghi e colori per poi interiorizzare tutti e ritrovare riflessioni silenziose andando verso Lampedusa. «L’attraversamento in traghetto di notte ci ha permesso ancora di più di calarci nella situazione – conclude Marco – nel mare nero con solo la luna a illuminarci». —
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