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L’ultimo omaggio di Pavullo al “comandante Armando” «Capiva i bisogni di tutti»

Daniele Montanari
L’ultimo omaggio di Pavullo al “comandante Armando” «Capiva i bisogni di tutti»

Cerimonia nel trentennale della morte dell’ex sindaco Mario Ricci Partigiani, autorità e cittadini lo salutano al cimitero di Monteobizzo 

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IL RICORDO



Degna conclusione delle celebrazioni nel trentennale dalla morte di Mario Ricci (1908-1989), per tutti sempre il comandante Armando, figura leggendaria della Resistenza (medaglia d’oro al valor militare: tra i suoi successi la Repubblica di Montefiorino) ma anche sindaco nella difficilissima fase della ricostruzione di Pavullo (1945-1960) e deputato tra le fila del Pci (1948-58) «impegnato per il riscatto della montagna» come ha detto il presidente dell'Anpi Pavullo Giorgio Melchiorri.

Dopo la bella mostra dedicata ad aprile a Palazzo Ducale (e ora riallestita a Modena per la Festa dell’Unità, curata da Daniel Degli Esposti e Luca Maria Caffaro), nel giorno dell’anniversario della scomparsa, autorità e banda si sono ritrovati sulla sua tomba in cima al cimitero di Monteobizzo. E non per un semplice momento di omaggio, ma per testimoniare quanto i valori che mossero l’uomo e il politico siano da riscoprire in un oggi pieno di insidie a livello sociale.

C’erano il sindaco Luciano Biolchini, l’ex Romano Canovi, il capogruppo Pd Stefano Iseppi, il presidente dell’Unione Giovanni Battista Pasini, il vicesindaco Andrea Adani da Marano, la consigliera regionale Luciana Serri, Silvia Bartolini del direttivo provinciale Anpi, i nipoti di Armando, e tanti cittadini.

«Armando aveva una forte personalità e nello stesso tempo era un uomo di straordinaria umanità, sempre pronto a dimenticare i torti subiti da compagni e avversari - ha rimarcato Melchiorri - Era amato dalla gente: quando morì il 18 agosto 1989 a Pavullo si riversò una folla straordinaria, da tutta Italia e anche dall’estero. Tutti noi pavullesi saremo sempre orgogliosi, molto orgogliosi di lui».

«Non voglio fare il biologo nel dire da che parte venisse il virus della violenza e della sopraffazione che portò alla tragedia di quegli anni - ha detto Biolchini - Vorrei solo fare la mia piccola parte, con tutte le forze politiche, per far sì che virus simili non riescano più a diffondersi. È il miglior riconoscimento che possiamo dare a chi ha dato la vita per combattere queste ingiustizie».

«Armando fu un emblema di buona politica - ha osservato Bartolini - quella che ascolta i bisogni dei cittadini e li rappresenta in maniera efficace perché capace di compassione, di partecipare fino in fondo ai problemi». Omaggio anche al monumento ai partigiani e alla tomba di Gelsomino “Mino” Montecchi, il braccio destro di Armando. —

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