La Bugatti ritorna “a casa” per lanciare la nuova Centodieci
Una hypercar da 9 milioni di euro e solo dieci esemplari al mondo Fotografata nel capannone ormai dismesso di Campogalliano
la storia
Centodieci senza…luogo. La presentazione di una nuova Bugatti a Campogalliano ha l’agrodolce sapore di un ricordo senza futuro. Sono passati quasi 28 anni dal 15 settembre 1991 quando davanti alla Fabbrica Blu vedeva la luce la supercar EB 110. Nulla fu lasciato al caso. EB erano le iniziali di Ettore Bugatti, fondatore della casa automobilistica. Quel giorno Bugatti avrebbe compiuto 110 anni. Centodieci sono oggi gli anni dalla fondazione del marchio (1909). Centodieci è anche il nome del gioiello lanciato in California.
I tempi sono però cambiati. La Bugatti è stata acquisita da Volkswagen, la produzione è a Molsheim (Francia). Un ritorno alle origini, visto che l’imprenditore italiano fondò nella località allora tedesca (poi passata alla Francia dopo il trattato di Versailles) una casa destinata a diventare una fenice, rinascendo proprio nel Modenese. La produzione non è più campogallianese, com’era stata dal 1991 al 1995. Già dal 1987 la fabbrica divenne un riferimento internazionale grazie all’attività dell’imprenditore Romano Artioli, ex amministratore delegato della società per azioni Bugatti Automobili.
Presentata a Pebble Beach, la Centodieci parte dalla più moderna Chiron per richiamarsi all’EB 110. Il fascione anteriore “a ferro di cavallo” e i cinque cerchi per trasferire l’aria sul retro dell’abitacolo sono alcuni tributi all’antenata. Il motore W16 quadriturbo da 8 litri si rifà invece alla supercar più recente. Il prezzo si aggirerà intorno ai 9 milioni di euro. Dieci i modelli prodotti e si tratta di una versione più limitata dell’EB 110, di cui furono venduti 126 esemplari.
Il periodo ruggente dei vari Mauro Forghieri, Marcello Gandini e Paolo Stanzani (tra gli altri) è lontano. «Temo che la Bugatti non potrà più rinascere a Campogalliano», ha rivelato Artioli alla Gazzetta. Secondo l’amministratore delegato, il luogo potrebbe però avere un futuro. «La fabbrica potrebbe diventare un elemento di collaborazione e di sviluppo tra Università e imprese della Motor Valley - ha rivelato Artioli - È necessaria una forte industria automobilistica desiderosa di accelerare gli sviluppi delle auto del futuro che qui si possono realizzare, anche non elettriche». Un’esperienza già avviata a Campogalliano è quella della B.Engineering, dell’ex manager Bugatti Jean Marc Borel: la società ha come attività principale il restauro di storiche Bugatti. —
G.F.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
