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FIORANO 

Rio Corlo tombato L’ira di Italia Nostra

Stefano Luppi
Rio Corlo tombato L’ira di Italia Nostra

L’associazione contro il piano utile ad allargare una fabbrica Lo Savio: «È un corso d’acqua tutelato, opera illegittima»

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Italia Nostra si scaglia contro la chiusura di una parte lunga 400 metri del canale Corlo, resasi necessaria nella frazione per alcuni lavori di ampliamento di una struttura industriale. La celebre associazione di tutela del patrimonio artistico e ambientale, fondata negli anni ’50 da Elena Croce, Umberto Zanotti Bianco, Giorgio Bassani e Luigi Magnani - a Modena diretta dall’ex giudice Giovanni Losavio - ieri ha alzato la voce ricordando che anche i corsi d’acqua pubblici sono una parte importante del paesaggio e sono perciò tutelati dalla legge.

Ed è quindi scontro con il Comune e l’ufficio statale di tutela che, salvaguardando anche altre importanti ragioni evidentemente, hanno dato il via ai lavori con l’autorizzazione.

«Non può essere consentito - spiega Italia Nostra Modena - e dunque neppure la Soprintendenza può autorizzare, la soppressione dello stesso bene paesaggistico, come è certamente la copertura del corso d’acqua. Ossia il suo tombamento, come si dice con espressione sinistra, la scomparsa dalla vista di questo essenziale elemento di strutturazione del territorio».

Italia Nostra entra nel merito della vicenda facendo una premessa generale: «I corsi d’acqua pubblici sono beni paesaggistici, tutelati non solo in sé, ma pure nel loro alone, misurato in 150 metri dalle opposte sponde. In questi spazi a lato dei corsi d’acqua non è in assoluto vietata l’edificazione e alla Soprintendenza è rimessa la valutazione di compatibilità paesaggistica di ogni intervento di modificazione del luogo. E dunque in rapporto alla specifica concreta situazione ambientale può essere ammessa una appropriata edificazione, secondo il motivato apprezzamento discrezionale della Soprintendenza».

Lavori autorizzati al comparto industriale dunque ammissibili, ma c’è un “ma” appunto sul tombamento del canale. «È quanto è stato fatto e si sta ancora facendo a Fiorano - continua Italia Nostra - dove nell’ambito dei lavori di ampliamento di un opificio industriale, oltre 430 metri del corso di Rio Corlo sono condannati a scomparire dentro la tubazione scatolare in cemento armato. Il Rio Corlo è sicuramente soggetto a tutela, perché la Regione Emilia Romagna non lo ha compreso nell’elenco dei corsi d’acqua privi di rilevanza paesaggistica pubblicato nel 2000 e confermato dalla giunta regionale nel 2019».

L’associazione cita poi anche altre norme che vieterebbero la chiusura del canale in superficie e conclude: «Sappiamo che la Soprintendenza, sentita dalla Conferenza di servizi diretta all’accordo di programma su quell’ampliamento dello stabilimento industriale, espresse ripetutamente parere contrario alla copertura di Rio Corlo e dunque deve escludersi che a due anni di distanza abbia oggi messo il sigillo sulla sua cancellazione dal paesaggio. Costringere il Rio Corlo nel cemento della tubazione scatolare non è soltanto un’opera illegittima, ma è un comportamento illecito sanzionato penalmente come reato».

Italia Nostra si è inoltre opposta alla copertura di 52 metri del Canal Torbido a San Cesario. —

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