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Classifica dei redditi Nelle vicine Bologna e Reggio si guadagna di più

Stefano Luppi
Classifica dei redditi Nelle vicine Bologna e Reggio si guadagna di più

L’Emilia Romagna è la terza regione per livello di retribuzioni Cisl: «E i giovani sono quelli maggiormente penalizzati»

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L’Emilia Romagna, seppur con differenze da provincia a provincia, conquista il podio nella classifica delle retribuzioni medie in Italia. Modena e provincia si collocano al quattordicesimo posto. A sancirlo sono i numeri del Sistema Emilia, forniti dal “Geography Index” di www.stipendiogiusto.jobpricing.it, ma i sindacati invitano a non fermarsi al bicchiere “mezzo pieno” ma a prestare attenzione ai tanti problemi ancora presenti

I NUMERI DI MODENA

Il territorio modenese, al quattordicesimo posto della graduatoria con retribuzioni medie di 30.131 euro annui lordi, è in crescita di tre posizioni rispetto all’anno scorso. Ma, in Emilia Romagna, quattro province fanno meglio: Bologna è quarta con 31.487 euro annui, Parma si piazza al quinto posto, Ravenna al settimo e Reggio all’ottavo. Molto più staccate le altre province: Ferrara è in posizione numero 43, Forlì-Cesena al numero 51.

LA CLASSIFICA NAZIONALE

L’Emilia Romagna, con 30.455 euro, è medaglia di bronzo. Segue la Lombardia, prima con 31.692 euro, e il Trentino Alto Adige, secondo con 30.786 euro. E precede, nell’ordine, Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta, Veneto e Friuli Venezia Giulia. A conferma che il nord “tira” ancora ci sono le regioni del sud a chiudere la classifica: Calabria, Basilicata e Molise si aggiudicano gli ultimi tre posti.

GLI INDUSTRIALI

I numeri confermano la tenuta del sistema industriale emiliano e la sua forza attrattiva sui lavoratori provenienti da fuori. Non stupiscono il presidente dei giovani imprenditori di Confindustria Emilia, Michele Poggipolini, industriale bolognese. «Le nostre imprese - spiega Poggipolini - funzionano a Modena, a Bologna e nelle altre province. A Modena, ad esempio, pensiamo all’automotive. Certo non dobbiamo sederci sugli allori, dobbiamo migliorare ancora ed essere maggiormente attrattivi nei confronti non solo dei laureati, ma anche dei diplomati e soprattutto dei periti». Il tema dell’attrattività, spiega il presidente dei giovani imprenditori, «è importante perché non tutte le imprese si chiamano Ferrari o Lamborghini e quindi occorre un lavoro intenso e capillare, come quello che stiamo conducendo noi di Confindustria».

LA FORMAZIONE

Un altro tema che Poggipolini affronta è il rapporto con la formazione, soprattutto universitaria: «Ormai Università e impresa non sono più camere stagne, ma offrono molti canali di collegamento e ciò è fondamentale per il territorio. All’Alma Mater, a Unimore e negli altri atenei le cose da questo punto di vista funzionano e si collabora sempre più». Quanto ai redditi, conclude il presidente di Confindustria Emilia giovani, «Modena e tutta l’Emilia si attestano su un buon livello medio di retribuzione e voglio anche ricordare che tanti neolaureati in ingegneria e diplomati periti sono richiestissimi e spesso non si trovano. Mediamente le loro retribuzioni, anche quelle di ingresso, sono più elevate di quanto non si pensi».

IL SINDACATO

La Cisl invita a risolvere alcuni problemi “storici”. «Vero è che i numeri macro sono positivi - spiega William Ballotta, numero uno della Cisl a Modena - e che l’anno scorso abbiamo superato il tetto di 2 milioni di occupati. Un record. Ma ora siamo preoccupati perché, pur essendo nel gruppo locomotiva d’Italia, abbiamo rallentato. Continua a crescere il numero dei contratti ma cala la qualità del lavoro degli occupati. Livelli in calo anche per colpa del part time. E poi manca ancora la formazione». Ballotta interviene nel merito: «I problemi riguardano soprattutto i giovani lavoratori perché continua ad esserci un forte scollamento tra mondo della scuola e mondo del lavoro.

Manca proprio una forma di flessibilità in questo senso, un canale strutturato tra chi forma i futuri lavoratori e chi poi li assume». Ballotta si esprime infine sulle retribuzioni: «Lievita, ed è il problema principale, il part-time imposto e non scelto dal lavoratore, soprattutto donna. Oltre il 46% delle donne dell’Emilia Romagna lavora part time, dunque con metà stipendio. Inoltre il 35,2% dei contratti firmati nel 2018 dagli under 29 è stato a tempo parziale. Ovvio che, di conseguenza, le retribuzioni siano basse e che il 70% dei 20-24enni abbiano un reddito annuale lordo sotto i 15mila euro. La contrattazione, a Modena e altrove, deve essere uno strumento fondamentale, rilanciando anche su welfare e formazione». —



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