Pd con i Cinque Stelle? I volontari dicono no «Mai la ruota di scorta di Beppe Grillo»
Viaggio a Ponte Alto dove tiene banco la nuova ipotesi di governo Tanti storcono il naso: «Con Di Maio è impossibile andare d'accordo»
TRA GLI STAND
luca gardinale
Umberto mette giù il trapano, ci pensa mezzo secondo e dice (in dialetto) quello che pensa: «Per me i Cinque stelle sono una certezza. La certezza che non saremo mai d’accordo…».
Ancora più perentorio Luciano, che arriva in bicicletta portando una enorme bandiera rossa: «Noi non saremo la ruota di scorta di Grillo». E pazienza se l’alternativa è il voto, anche perché non è mica detto che Salvini vinca, come ricorda Walter.
Non che le porte siano completamente chiuse, perché qualcosa in comune c’è senz’altro, ma il tema di fondo è che la fiducia è poca: «Come fai - allarga le braccia Walter - ad andare d’accordo con Di Maio?». A Ponte Alto è il giorno meno uno, la vigilia della festa de L’Unità che questa sera entrerà ufficialmente nel vivo, per 22 giorni di dibattiti, cene e concerti
. E a poche ore dal taglio del nastro, mentre i volontari sono alle prese con gli ultimi dettagli, gli sguardi sono tutti verso il cielo: probabilmente pioverà anche oggi - qualcuno ha già chiamato per sapere se il concerto dei Nomadi è confermato, ottenendo una risposta positiva - ma non è che ci si possa fare molto, e del resto in un mese di festa qualche giorno di maltempo va messo in conto. Ma c’è anche un’altra cosa - un po’ più preoccupante della situazione meteo - sulla quale i volontari non possono fare molto: la situazione romana, con il possibile accordo con il Movimento 5 Stelle e con la possibilità di vivere al governo una festa organizzata “da opposizione”. E un po’ come succede a Roma, anche a Ponte Alto i volontari sono divisi sull’opportunità di dare fiducia ai pentastellati: qualcuno dice un “no” secco, qualcun altro pensa che con una serie di regole ferree si possa provare, ma in generale la “base” modenese è decisamente scettica sull’accordo con il partito di Grillo. Del resto, è proprio dal leader del Movimento che parte la critica di Luciano Varini, storico volontario della festa: «Noi non saremo la ruota di scorta di Grillo - chiarisce - perché è questo che ci chiedono di andare a fare».
Spostandosi verso le cucine di “Piazza & Paella”, il ristorante gestito dai volontari della Madonnina, Quattro Ville e Soliera, Gianfranco Baracchi, 75 anni di cui 51 - «ho saltato solo l’anno del militare» - passati a lavorare come volontario alle feste: «Non ho mai passato tanto tempo davanti alla televisione - racconta - in questi giorni seguo tutti i telegiornali perché sono preoccupato, per il partito e per il Paese».
Del resto, la delusione è anche per un Pd che sembra lontano anni luce dalla sinistra degli anni passati: «Ogni tanto penso di passare a un altro partito - confida il 75enne di Sozzigalli - ma se poi devo votarne uno che mette insieme a fatica il 2-3%, non si va molto lontano…».
Restando al ristorante che unisce Soliera alla Madonnina, tra i più favorevoli alla ricerca di un’intesa con i Cinque stelle c’è Gianni Roncati: «Vista la situazione in cui siamo finiti per colpa della Lega - spiega - valutare se ci sono le condizioni per un governo “giallorosso” è giusto, anche perché non dobbiamo dimenticare che la prima cosa è il bene del Paese, e le conseguenze della mancanza di un governo sarebbero molto gravi, a partire dall’aumento dell’Iva».
Secondo Roncati, però, le condizioni devono essere molto rigide, «a partire da un ricambio delle persone che occuperanno i ruoli più in vista nel Movimento.
Insomma, Di Maio ha fatto la sua parte, ma non può certo continuare a essere vicepremier o il ministro più in vista in un governo che, per poter nascere, dovrà essere profondamente diverso da quello che abbiamo appena salutato».
E se si tornasse a votare? «Probabilmente la situazione non cambierebbe - chiosa il volontario - perché nessuno riuscirebbe ad arrivare al 40%, nemmeno il centrodestra, a cui comunque non bisogna lasciare il pallino, se vogliamo far ripartire l’Italia».
Spostandosi al ristorante Tradizionale, Giancarlo Biolchini chiude la porta ai pentastellati: «Le cose che ci dividono sono troppe - alza le braccia - pensiamo solo alla loro battaglia sulla Tav. Insomma, se anche trovassimo un accordo, alla fine durerebbe come il governo Conte, o forse un po’ meno…». La pensano così anche Walter Nadalini e Umberto Muzzioli, che stanno ultimando gli ultimi ritocchi al Falò, il ristorante dei volontari di Carpi: «Ma come si fa ad andare d’accordo con Di Maio? Si potrebbe anche partire insieme, ma poi iniziano a dire che questo non si può fare, quell’altro anche e così via: insomma, loro puntano a governare bloccando tutti i progetti. A questo punto - incalzano - è meglio andare al voto, anche perché la gestione della crisi ha indebolito Salvini». Poi alzano le braccia e riprendono il trapano per sistemare le ultime cose: tra poche ore parte la festa, e in fin dei conti il governo può anche aspettare. —
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