Soranna: «Ecco come ho agito Mai avuto contatti con Morelli»
L’attivista indagato si difende «Passare documenti ai giornali mi pareva una azione lecita Non volevo diffamare il sindaco Spero che la verità emerga»
Stefano Soranna, indagato per il caso di tentata diffamazione ai danni del sindaco Alberto Bellelli, affida ad una lettera e riflessioni e difesa.
«Apprendo dal vostro giornale - non avendo ricevuto nessuna comunicazione formale da parte della procura anche perché il procedimento risulta ancora pendente in fase di indagini - che il Pubblico Ministero avrebbe intenzione di chiedere il mio rinvio a giudizio per un ipotetico tentativo di diffamazione ai danni dell’attuale sindaco di Carpi. Come ho avuto modo di ribadire al Pubblico Ministero, nel corso di un lungo (e continuo a sperare, proficuo) interrogatorio, la mia attività mi era apparsa lecita».
Soranna ricostruisce la vicenda. «Cosa feci è noto e non permane, sui fatti, alcun dubbio, alcuna ombra. È emerso che non ebbi mai contatti con il vicesindaco Morelli che nemmeno conoscevo. È emerso che mi limitai a trasmettere ad un giornalista la bozza di una interrogazione che era in procinto di avanzare un consigliere regionale. E mi limitai a trasmettere al giornalista il numero di telefono (ufficiale) della segreteria del consigliere regionale. Nessun’altra attività. Non feci commenti. Non feci illazioni. Nemmeno in via “confidenziale”. Non feci alcuna attività di “dossieraggio” (intendendo tale termine nel significato comunemente utilizzato, e cioè la “raccolta di informazioni riservate e scottanti su personaggi in vista, da usare in genere a fini di ricatto”)».
Poi i passaggi difensivi. «Credo di aver ben motivato con il Pm quali argomenti oggettivi confermano che in me non ci fosse alcuna volontà di attentare all’onore e al decoro del sindaco. Se avessi voluto diffamare avrei trasmesso commenti. Considerazioni. Avrei fatto illazioni, allusioni. Magari trincerandomi dietro una espressa richiesta di “riservatezza e confidenzialità”. Non feci nulla di tutto ciò. Consegnai il testo di una interrogazione (in bozza) e i documenti ufficiali ad essa allegati e trasmisi al giornalista il contatto diretto con l’autore della bozza. Fortunatamente non ho cancellato alcun messaggio e ho traccia di ogni comunicazione intercorsa con il giornalista».
E infine l’auspicio. «Ora - come allora - ritengo questo modo di fare perfettamente lecito. Spero, quindi, che la notizia da voi fornita (allo stato attuale oggettivamente non vera considerato che fino a tarda mattinata il fascicolo risultava ancora in fase di indagini) sia smentita dai fatti. In ogni caso, qualora la scelta della Procura della Repubblica coincidesse in futuro con quanto avete anticipato, ho la convinzione che verrà accertata la mia estraneità da ogni ipotesi di dossieraggio o di diffamazione nei confronti del sindaco di Carpi». —
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