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Strage di Corinaldo, i giudici decidono se liberare Balugani

Ieri l’udienza davanti al Tribunale: «Non c’entro con il pericolo di nuove violenze» La Procura si oppone ed esamina i telefonini sequestrati alla banda dello spray

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CASTELFRANCO. Andrea Balugani è in carcere senza che ne esistano i presupposti, ovvero il pericolo di una recidiva o un pericolo di inquinamento delle prove. Lo ha strenuamente sostenuto ieri mattina in tribunale ad Ancona l’avvocato difensore del 65enne di Castelfranco. Balugani è in carcere con l’accusa di ricettazione ma anche di associazione per delinquere, considerato parte integrante della banda di balordi che derubavano e rapinavano gli avventori delle discoteche e che nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 provocarono con lo spray al peperoncino la ressa a seguito della quale morirono 6 persone, cinque minorenni e una madre di quattro figli.

«Abbiamo spiegato al tribunale del riesame - ha puntualizzato l’avvocato Federico Brausi - una memoria depositata e tesa a chiarire come le contestazioni genericamente attribuite a tutti i primi indagati, che richiamano il pericolo di reiterazione del reato, non possano riguardare il mio assistito. Al quale sarà contestata nel merito una ricettazione, che a mio avviso non giustifica una misura cautelare in carcere».

Balugani infatti si trova ristretto al Sant’Anna di Modena. Il suo legale aveva chiesto il 6 agosto di poter essere interrogato da uno dei pubblici ministeri che conducono l’inchiesta e l’8 agosto il riesame che è stato discusso ieri. L’interrogatorio non è ancora stato fissato, complice tra l’altro la pausa ferragostana.

Ieri invece uno dei pm che si è presentato in udienza ha chiesto il rigetto dell’istanza, e la conferma della misura detentiva in carcere. Il tribunale si è riservato di esaminare gli atti e per oggi potrebbe arrivare una decisione.

Nonostante poi si trattasse di una udienza limitata alla valutazione dei presupposti della misura cautelare, ieri a margine la difesa del compro oro castelfranchese non ha mancato di anticipare alcuni passaggi della difesa nel merito, incentrata anzitutto sulla esclusione della associazione a delinquere. Brausi ha anche sottolineato come nella prima contestazione, quella che ha fatto scattare gli arresti, si parlasse del furto di undici catenine nell’arco di sei mesi, e che nelle successive indagini la ricettazione avrebbe riguardato tre compro oro, come noto sempre del modenese.

Per quanto riguarda invece gli altri arrestati (si ricorderà che i successivi sviluppi hanno fatto crescere il numero degli indagati) nessuno ha chiesto il riesame, preferendo in questa fase attendere le mosse della Procura.

Intanto si sono completati tutti gli incarichi ai consulenti tecnici, per esaminare i telefonini cellulari e l’altro materiale tecnologico sequestrato alla banda, per verificare le relazioni e i ruoli in occasione della tragica notte di Corinaldo e di numerosi altri episodi contestati. —

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