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Castelvetro. la verità sulla frattina 

Frattina, una bonifica fantasma «C’erano 14 miliardi, mai spesi»

Saverio Cioce
Frattina, una bonifica fantasma «C’erano 14 miliardi, mai spesi»

L’ex sindaco Montanari: «Nel 2009 esisteva già un accordo con la Provincia Il Comune non c’entrava più nulla ma proposi un piano da 4 milioni mai attuato»

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La vicenda dell’ex discarica della Frattina e del terreno inquinato nel fondo agricolo, per il quale il Comune è stato condannato a pagare ai proprietari 350 mila euro, continua a tener banco.

Dopo la condanna di luglio davanti al Tar, il sindaco Fabio Franceschini ha presentato un ricorso al Consiglio di Stato, per sospendere gli effetti della sentenza e per avere un nuovo di giudizio di merito. «È una decisione ingiusta» ha detto in Consiglio comunale e in giunta il primo cittadino con parole molto colorite.

Ma a prendere la parola è stato anche il suo predecessore, Giorgio Montanari, in carica dal 2009 al 2014, uscito polemicamente dal Pd alla vigilia delle scorse amministrative. Lui aveva fatto della difesa ambientale uno dei fiori all’occhiello della sua amministrazione a Castelvetro, e sulla questione della Frattina aveva avviato procedure, approvato piani di recupero, dando il disco verde a una delibera chiave che poi, secondo quanto rivela, è rimasta lettera morta. Quello che aveva da dire lo ha spiegato con una comunicazione scritta, supportata da una corposa documentazione in cui sono raccolti documenti ufficiali.

Montanari, come mai la scelto di parlare ai consiglieri visto che ha lasciato la politica?

«Tranne uno di loro nessuno dei nuovi consiglieri era presente al momento dei fatti quando ero sindaco. E siccome vengo messo sulla graticola per essere, me lo lasci dire, quasi corresponsabile dell’autogol del Comune, allora devo fare chiarezza».

Magari, la questione dura da più di trent’anni

«Lo so bene. Quando era sindaco Maleti, nei dieci anni precedenti, io ero assessore alla Cultura, ma da esterno. Questa vicenda l’ho seguita leggendo le delibere o poco più».

Che cosa sapeva quando è diventato responsabile della macchina comunale?

«Nella complicata geografia delle competenze amministrative, con il Ministero dell’Ambiente che già da tempo aveva disposto la bonifica di quel fondo agricolo in cui erano stati sotterrate tonnellate di fanghi ceramici, negli anni precedenti c’erano a disposizione 14 miliardi complessivi per rimuovere il terreno inquinato».

Come?

«Lo Stato, come per altre zone d’Italia, aveva stanziato fondi per le aree maggiormente inquinate. Le zone del distretto ceramico, l’area Sassuolo-Casalgrande e dintorni, rientravano tra i siti più intossicati d’Italia. Castelvetro e la zona della Frattina furono inserite in questa perimetrazione e quindi ottennero accesso a una quota di quei fondi nazionali. Ma i soldi erano sulla carta: servivano richieste e procedure che andavano attivate dal Comune. Cosa che non avvenne, non so perchè. I miliardi restarono giacenti e poi furono dirottati credo su Casalgrande».

E quindi?

«Nel 2008, prima che diventassi sindaco, fu firmata la convenzione con la Provincia di Modena in cui quell’ente prendeva in carico l’area per usarla come deposito e altro in vista della realizzazione della Pedemontana. Il Comune era fuori dalla gestione dell’area su cui poi fu realizzata una discarica di inerti, ufficialmente i materiali degli scavi. Ecco perché nel 2012, dopo aver raccolto pareri legali, scelsi di non costituirmi al Tar».

Però fece una bonifica.

«Commissionai delle analisi e feci fare anche dei preventivi. Prima di finire l’incarico da sindaco, la mia giunta approvò un piano di bonifica: 4 milioni in tutto. Ma non se ne fece nulla, non ci fu alcun seguito». —

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