Finale relegato in fondo Il sindaco: «Che vergogna ma ora abbiamo capito»
Il questionario è stato spedito senza aver compilato due pagine Il Comune esce da anni tribolati e aveva rischiato lo scioglimento
LA STORIA
Posizione 787 su 820: Finale Emilia (Modena), un gradino sopra la Provincia di Teramo e uno sotto Volla (Napoli); rischio di controllo in codice rosso al 90,82%. Finale è la pecora nera della provincia, relegato in fondo alla classifica a fronte degli sfavillanti risultati degli altri Comuni modenesi. Uno sfregio per l’amministrazione ora guidata dal sindaco Sandro Palazzi, che ammette: «Non lo nego, c’è da vergognarsi. Quando abbiamo visto il report ci siamo guardati tutti sbalorditi, non capivamo. Poi è venuta in nostro soccorso la nuova responsabile dell’ufficio Ragioneria, entrata in carico nel 2018, che ci ha spiegato l’accaduto». La spiegazione è molto semplice quanto sintomatica della fotografia fatta dalla Corte dei Conti che parla di “ripetute omissioni che denotano l’assoluta inconsapevolezza di aspetti nevralgici dei controlli dagli stessi posti in essere”.
«Purtroppo il questionario è stato spedito con due pagine non compilate - ammette Palazzi - Abbiamo avviato un accertamento per verificare chi abbia compilato gli incartamenti senza rendere conto alla parte politica. Non sapevamo, fino all’uscita del rapporto, dell’indagine analitica. Si dice che siamo più esposti ai controlli fiscali? Sono tranquillo, so che i miei uffici stanno lavorando al meglio».
Bisogna però riavvolgere il nastro per capire la situazione di Finale. Non va scordato che il Comune è stato travolto da una bufera giudiziaria e amministrativa che ha portato, nel 2016, all’azzeramento della precedente Giunta. E in municipio era stata inviata dalla Prefettura anche una commissione d’accesso con tre investigatori che avevano emesso una sentenza implacabile: non c’erano infiltrazioni mafiose, ma una evidente disorganizzazione fatta da determine dirigenziali mai pubblicate e numeri di protocollo assegnati senza documenti. Il suggerimento implicito della commissione prefettizia fu quello di sciogliere comunque il Comune. La decisione fu in senso opposto. Ma da quel momento, o meglio dal gennaio 2015 quando scattò l’arresto del capo ufficio Lavori pubblici nell’inchiesta Aemilia, il Comune ha vissuto una continua rivoluzione di organico che ha trovato una sorta di assestamento solo negli ultimi mesi. Tra il 2017 e l’inizio del 2018 c’è stato anche un avvicendamento tra segretari comunali e due funzionari hanno chiesto e ottenuto il trasferimento: in questi stravolgimenti è stato (mal) compilato il questionario della Corte dei Conti. «Una brutta pagina per il Comune - conclude Palazzi - ma che ci serva da lezione: gli espletamenti burocratici vanno eseguiti. Da tempo stiamo dando una diversa organizzazione alla macchina comunale e credo che questo episodio sia la conferma di come la nostra strategia fosse doverosa». —
F.D.
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