Il sequestro del cane diventa caso sociale La padrona potrà andare a trovarlo in canile
Operazione delle guardie zoofile “Fare Ambiente” che evitano il procedimento penale attivando la rete degli aiuti
LA STORIA
Il cane lo teneva sempre legato alla catena, incapace di accudirlo perché in grave difficoltà ad accudire se stessa. Ma l’affetto per quell’animale, un pitbull, era palese, tangibile, manifesto quando ha capito che glielo avrebbero portato via - sequestrato - se non avesse acconsentito a mandarlo in cura. Gli vuole così bene che è ormai diventato la sua unica ragione di vita, un approdo sicuro a cui aggrapparsi quando le cose vanno male, quando sembrano precipitare. Ma no, lui però non meritava di essere ridotto così: sempre legato ad una catena che tendeva a strozzarlo, denutrito, ferito. E così quella che si poteva concretizzare come un nuovo sequestro a tutela del benessere degli animali è invece diventata una storia di solidarietà e collaborazione sociale.
Siamo a San Damaso dove le guardie zoofile ambientali “Fare Ambiente” si apprestano ad effettuare il sequestro. Hanno constatato di persona le deficitarie condizioni del cane, non possono lasciarlo ancora lì, abbandonato e senza cure. Ormai è in condizioni precarie, non può farcela da solo perché la sua padrona sta vivendo un periodo grigio con tanti problemi. Ma quando gli operatori, coordinati dal responsabile provinciale Stefano Diana e dal suo vice Aldo Corradini, intuiscono che la situazione potrebbe degenerare e che un sequestro sarebbe più gravoso rispetto ad una trattativa umana decidono di cambiare strategia.
Parte quindi la macchina degli aiuti. L’operazione viene rinviata mentre si attiva un confronto tecnico con tutti gli attori sociali: non solo le guardie zoofile ma anche i referenti dei Servizi sociali del Comune, gli specialisti dell’Ausl e anche la Procura che aveva autorizzato il trasferimento urgente del cane. Tutti concordano nell’essere umano, comprendono le difficoltà che stanno alla base della vicenda e scelgono di tentare una nuova strada, quella del dialogo e della collaborazione con la padrona del pitbull.
Le viene spiegato quello che rischia, le ricadute - anche economiche - a fronte dell’esecuzione del provvedimento penale e quindi il perimetro si allarga: non c’è più soltanto il cane da tutelare, ma anche la proprietaria. Che alla fine acconsente ad intraprendere il nuovo percorso. Il cane viene preso in carico dalle guardie zoofile di “Fare Ambiente” e accompagnato al canile comunale. È li che riceverà tutte le cure necessarie per ritrovare lo smalto e una condizione psico-fisica accettabile. Ma al canile potrà fargli visita la sua padrona, avrà la possibilità di andare a trovarlo, a verificare di persona come sta e con il tempo chissà, magari potrà riportarlo nella casa di San Damaso.
Ma prima dovrà aiutarsi con il sostegno degli altri perché ritrovare energia le consentirà anche di riprendersi il suo fedele amico. Il patto è sancito, tutti sono d’accordo e così quello che poteva essere l’ennesimo intervento penale di “Fare Ambiente” è invece diventato un progetto sociale innovativo, calibrato sul caso specifico che dimostra come la collaborazione e la percezione del contesto hanno la precedenza su tutto il resto, anche su un cane costretto in catene. —
F.D.
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