«Il territorio è contrario A Di Maio ho chiesto di andare alle urne»
Gabriele Lanzi, senatore del Movimento Cinquestelle, è conosciuto come lo stornellatore che le canta a tutti: «Penso al bene del Paese»
L’INTERVISTA/2
Per i social è da sempre lo “stornellatore”, e in questo anno e mezzo le ha cantate sia al Pd sia alla Lega, e in particolare a Matteo Salvini. Tra i parlamentari modenesi che aspettano l’esito del confronto Zingaretti-Di Maio c’è anche Gabriele Lanzi, senatore formiginese del Movimento 5 Stelle.
Lanzi, come ha vissuto la crisi di governo e lo strappo di Salvini?
«I quattordici mesi passati in Parlamento sono stati un periodo molto intenso e complicato allo stesso tempo. Lo strappo consumato da Salvini è una ferita a mio parere insanabile, perché ha creato una frattura nel clima di già precaria fiducia tra i gruppi. Personalmente ho trovato nella Lega molti colleghi validi e propositivi, persone con le quali instaurare un rapporto di lavoro, di amicizia e di confronto che ha portato alla realizzazione di una parte dei programmi che ci siamo prefissati. Del resto, è stato Salvini, purtroppo mal consigliato, ebbro di sondaggi e numeri a casaccio, che ha messo fine a questa esperienza di governo, subordinando l’interesse pubblico alla propria affermazione personale».
Ora l’interlocutore è il Pd, quello che per molti di voi era il “Pd meno elle” e ora è “il partito di Bibbiano”.
«Come portavoce mi sono fatto parte diligente, e nelle frequenti interlocuzioni che ho con consiglieri, attivisti e simpatizzanti, prevale la diffidenza per l’accordo di governo con il Pd. Posizione che ho rappresentato al nostro capo politico. Anch’io ho espresso la volontà di tornare alle urne. Perdere consensi non mi spaventa: sono da sempre un militante e una delle anime che alimentano la vitalità di questa grande comunità pentastellata. Per questo, ritengo che sia meglio perdere consenso che perdere la propria coscienza. Senza dubbio, però, ho costruito in me un senso delle istituzioni e del Paese che non mi fa essere tranquillo, perché sono consapevole che una eventuale maggioranza di destra riporterebbe in auge Silvio Berlusconi, corruttore di senatori che non aspetta altro che vedere coronato il suo sogno di diventare presidente della Repubblica. Insomma, il bene del Movimento sono le elezioni immediate, mentre quello del Paese no».
Una situazione molto complessa...
«Il ruolo per cui siamo stati chiamati a lavorare in Parlamento è quello di portavoce di una comunità fervida e animata. Io in particolare rappresento l’Emilia Romagna, un territorio nel quale negli ultimi anni la contrapposizione con il Pd è stata molto forte. Dunque non posso non tenere in considerazione l’animo e le intenzioni dei tanti militanti del mio territorio che, in gran parte, vedono molte criticità in un eventuale accordo di governo con il partito guidato da Zingaretti, ma allo stesso tempo vivo una situazione conflittuale: il bene del Movimento sarebbero le elezioni immediate, quello del Paese evitare una tornata elettorale pericolosa sotto tanti punti di vista».
Il Pd, però, sembra deciso sul “veto” a un Conte bis…
«Il nome di Conte per Palazzo Chigi è irrinunciabile per la credibilità del nostro progetto politico. Ma oggi leggiamo che in cambio di Conte, il Pd chiederebbe i ministeri dell’Economia e della Giustizia: sarebbe il modo giusto per assistere al nostro suicidio politico. Deve essere chiaro a tutti che il Movimento ad oggi ha il 33% dei parlamentari, e che ogni accordo dovrà rappresentare questa realtà». —
L.G.
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