J’accuse di Rosi su Far-Pro «Miasmi? Sangue putrefatto»
SAN CESARIO. Il cattivo odore che ristagna nell’aria soprattutto in estate, al mattino presto o verso sera, e che arriva dallo stabilimento incriminato sull’altra sponda del Panaro, è un fatto concreto senza ombra di dubbio, ma la sua percezione è anche un fatto soggettivo, tanto è vero che nello stesso palazzo c’è chi dice di vomitare e chi invece prosegue la sua vita senza storcere il naso più di tanto.
«A San Cesario - ribatte Luciano Rosi, capogruppo di Viva San Cesario, chiamato in causa dagli altri consiglieri di minoranza, Sabina Piccinini e Mirco Zanoli - le persone non girano per strada con la mascherina sul naso e l’elaborazione degli odori da parte del cervello si differenzia da persona a persona. Il problema è noto da oltre 40 anni, ma torna ritualmente alla ribalta in presenza di ogni campagna elettorale o quando è interesse di qualcuno estremizzarlo per accrescere la sua visibilità politica. Ma cosa potrà fare l’amministrazione comunale con la “prova provata” del naso elettronico che imputa allo stabilimento in questione la responsabilità degli odori nauseabondi? O cessano gli odori o l’azienda chiude?».
Rosi, nel ribadire che nessuno mira alla chiusura dello stabilimento e come l’assessore Pancaldi abbia sancito che “l’azienda opera nel pieno rispetto dei parametri e dei limiti oggi vigenti”, sancisce un punto cardine. «A nostro parere l’imprenditore non è menefreghista o masochista al punto da sopportare decenni di denunce e di articoli sui giornali, considerato anche che investe in maniera importante a differenza di altri, ma ci troviamo di fronte ad un problema che potrebbe anche non avere una soluzione, almeno fino a quando non verranno cambiate le modalità con le quali viene conservata in partenza la raccolta del sangue da parte dai macelli, che non sono tenuti per legge a mantenerlo refrigerato, e che di conseguenza si decompone e orribilmente puzza anche se viaggia su mezzi coibentati. Incriminato da 40 anni resta lo “scrubber”. Non crediamo che la sperimentazione in corso possa rimuovere definitivamente il problema, anche perché sono i limiti stessi stabiliti per legge che non lo risolvono. Se il fenomeno non troverà una soluzione a monte con l’imposizione ai macelli di mantenere refrigerato il sangue in cisterna, anche mettendo tutto lo stabilimento “sotto vetro”, l’aria in qualche modo dovrà pure uscire da una porta o da un camino, ma la tecnologia, o la chimica utilizzata sino ad oggi, non sembrano in grado di togliere definitivamente il problema. Dire, come fatto da Sabina Piccinini e Mirco Zanoli, che è risolvibilissimo, significherebbe che qualcuno ci sta prendendo in giro da 40 anni, amministrazione Comunale e Ausl comprese». —
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