«No ai contratti multiservizi e nelle coop solo veri soci»
Alleva di “L’Altra Emilia-Romagna” davanti ai cancelli di Italpizza a S. Donnino ha presentato l’iniziativa per consentire «di tornare alla civiltà del lavoro»
Combattere i contratti multiservizi. Promuovere cooperative in cui i soci di nome lo siano anche di fatto. Reprimere penalmente il falso nelle aziende. Sono i principali obiettivi della proposta di legge regionale alle Camere targata l’Altra Emilia-Romagna. Il gruppo ha scelto i cancelli dell’azienda Italpizza di San Donnino per illustrare ieri il testo.
«I lavoratori di Italpizza sono tutti del settore alimentarista – ha esordito il consigliere Piergiovanni Alleva – e sono inquadrati come personale di produzione. Hanno un minimo contrattuale di circa 1.600 euro lordi mensili. I lavoratori della cooperativa hanno un contratto multiservizi, con un minimo contrattuale inferiore di circa 400-500 euro lordi. Così si fanno presto i milioni: un’impresa con due terzi o tre quarti di lavoratori affidati a una cooperativa con un “contratto bidone” risparmia anche il 40 per cento».
Ieri mattina l’attività in Italpizza si è svolta regolarmente. Merito dell’accordo raggiunto in Prefettura lo scorso 17 luglio. L’intesa ha permesso aumenti nelle buste paga e l’assunzione diretta di 600 lavoratori in appalto a Evologica, cooperativa che dal 2022 cesserà l’appalto esistente.
«Speriamo che nel 2022 si arrivi a ciò che si voleva – ha proseguito Alleva – ovvero l’applicazione del contratto alimentarista e l’assunzione diretta da parte del committente. Si sono però chiusi gli occhi su una realtà scandalosa: per più di cinque anni queste persone sono state sottopagate, sotto inquadrate, sotto assicurate. Sono stati tolti loro infatti più di mille euro di contribuzione a fini pensionistici». Per il consigliere è importante «tornare alla civiltà del lavoro», impedendo che «la gente lavori per 11 ore al giorno per meno di mille euro al mese».
In tal senso Alleva guarda con fiducia alla legge sul salario minimo legale «per tagliare le gambe a fenomeni di sfruttamento legalizzato». Speranza ripone anche nella proposta di legge presentata dal Movimento 5 Stelle alla Camera.
«L’esame era previsto a settembre e speriamo che vada bene – ha aggiunto Alleva – ma non dobbiamo meravigliarci che una legge d’iniziativa popolare sia doppiata da un’iniziativa analoga, fatta da un partito che si sente nella stessa situazione».
La situazione secondo Piergiovanni Alleva deve cambiare nelle cooperative spurie, «che si basano su falsi verbali di assemblea e dei Consigli di amministrazione».
L’Altra Emilia-Romagna propone «una repressione penale dei falsi in atto pubblico per i verbali e i documenti con cui va avanti l’attività delle cooperative».
Parlando di cooperative, Alleva ha posto l’accento sia sulle «cooperative fasulle, create dai committenti per applicare un appalto» sia su quelle di «mera manodopera». Il modello promosso da l’Altra Emilia-Romagna è quello dualista in cui «un socio ha un normale rapporto di lavoro». —
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