Gazzetta di Modena

Modena

parla il prof. massimo girardis 

«Il futuro? Cure proporzionate e maggiore informatizzazione»

L.G.

2 MINUTI DI LETTURA





«Oggi siamo pronti a ricevere pazienti dalla Bassa all’Appennino, anche se diversi arrivano anche da altre province, scegliendo una struttura d’eccellenza per i pazienti ad alta complessità chirurgica». A confermare la bontà del percorso di riorganizzazione delle terapie intensive provinciali è il professor Massimo Girardis, direttore della Struttura complessa di Anestesia 1 del Policlinico. «Una riorganizzazione nata per garantire un corretto utilizzo dei posti letto - spiega - anche perché è inutile, ad esempio, che un paziente con una patologia da semintensiva occupi un posto in terapia intensiva». E se i colleghi di Baggiovara si occupano soprattutto di patologie tempo-dipendenti, la terapia intensiva del Policlinico lavora sui casi ad alta complessità chirurgica, sui trapianti e sulle gravi patologie epatiche o cardiovascolari: «Abbiamo regolarmente ricoveri di pazienti che vengono dalle altre province della regione - riprende Girardis - ma anche da fuori Emilia Romagna, mentre siamo considerati struttura di eccellenza per i pazienti con sepsi». Una struttura che in un anno gestisce tra i 900 e i mille pazienti, di cui circa il 10% è rappresentato da bambini: «Nel caso dei bimbi e delle donne gravide - spiega ancora il professore - i pazienti arrivano qui per tutte le patologie, da quelle tempo-dipendenti come i traumi ai casi chirurgici complessi, dai problemi oncologici alle gravi disabilità. Per fortuna - sorride Girardis - il detto “paziente piccolo, patologie piccole” spesso risponde al vero, perché i bambini guariscono prima degli adulti». Ed è stato proprio l’alto numero di bimbi (un centinaio all’anno) a portare, nel 2010, alla scelta di aprire la terapia intensiva alle visite dei parenti H24: «E’ una scelta che abbiamo fatto convintamente, a differenza della maggior parte degli ospedali italiani, diventando un modello per le terapie pediatriche». Ma quali sono le sfide per il futuro della terapia intensiva? «La prima è quella di poter essere sempre più “proporzionati” nelle cure - aggiunge il direttore - fino agli anni 2000, infatti, si cercava di risolvere tutto con la tecnologia invasiva, mentre ora la linea da seguire è “less is more”: non è vero, insomma, che l’aggressività della cura migliora sempre la vita del paziente. La seconda sfida - chiude Girardis - è quella tecnologica: oggi siamo un’eccellenza in Italia, ma servirebbe maggiore informatizzazione delle informazioni». —

L.G.

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google