Whatsapp, riunioni e agenzie L’attesa dei sottosegretari M5s
I pentastellati modenesi Michele Dell’Orco e Vittorio Ferraresi «Ore frenetiche, ci sono provvedimenti che migliorerebbero l’Italia»
il retroscena
Per 14 mesi hanno ricoperto con impegno il ruolo di sottosegretario alla Giustizia e ai Trasporti e sono tra coloro che stanno tentando una sintesi tra gli umori della base e l’ambizione di poter completare l’imponente mole di provvedimenti elaborati nell’attività di Governo.
Vittorio Ferraresi e Michele Dell’Orco sono i due sottosegretari modenesi in quota 5 Stelle, le punte di diamante del Movimento locale. Avendo un ruolo di governo hanno inevitabilmente maggiori contatti con i vertici a partire proprio da Luigi Di Maio che sta tenendo aggiornati un po’ tutti attraverso messaggini e indiscrezioni. Ci sono poi i tablet e i cellulari che a ogni minuto rilanciano dichiarazioni e indiscrezioni. Dell’Orco è in «una località segreta», scherza al telefono. «Che dire? Sono sicuramente frangenti convulsi, complessi da affrontare. Ho grande fiducia in Di Maio e nel gruppo che sta facendo ogni tipo di valutazione, ma l’apertura del Pd sul premier Conte credo sia un passaggio importante alla pari del progetto sul taglio dei parlamentari, che comporterà anche una nuova legge elettorale. Partiamo da una certezza: il sistema del contratto di Governo ha funzionato finché è durato e ci ha permesso di fare cose importanti. Senza il 51% quella è l’unica strada».
Il sottosegretario ai Trasporti non pensa poi al suo futuro: «Sono davvero elementi secondari quelli degli incarichi, l’importante è il sistema-Italia. Certo, mi piacerebbe continuare a dare continuità al lavoro finora svolto, ma auspico anche che, in caso di nuovo Governo, vi sia un sottosegretario dell’altra parte: non nego che è stato complicato gestire le polemiche senza un contraltare».
Ferraresi è invece a Roma. È reduce da una giornata trascorsa in ufficio, al ministero della Giustizia da cui praticamente non si è mai mosso anche alla luce dell’imminente riforma sulla Giustizia che sarebbe finita al voto in parlamento. «Ripenso ai tanti provvedimenti realizzati e altrettanti che ci hanno impedito di portare a termine - dice - Penso ad esempio alla legge Anticorruzione, quella delle intercettazioni e degli agenti sotto copertura, oppure ai provvedimenti epocali per la Giustizia che hanno visto il finanziamento del piano di assunzione triennale di oltre 8100 persone o ancora alla legge sulla Violenza di genere che non è soltanto “Codice Rosso” ma un pacchetto di tutele per bambini e donne maltrattate. Ripenso anche agli imponenti progetti sull’edilizia carceraria. Spiace, invece, che si sia fermato l’iter sulla riforma della Giustizia civile e penale, la riforma del Csm e quella del sistema degli affidi, ma ci tengo a ribadirlo che la crisi non l’abbiamo innescata noi. La colpa è tutta di Salvini, che prima ha bloccato il nostro lavoro e poi staccato la spina al Governo. Ripenso a questi 14 mesi in cui ho girato l’Italia, trovando una Nazione che ci ha dato fiducia e sostegno, pronta a cambiare, ma con tante problematiche da risolvere: ecco perché servono anni per governare e affrontare le tante criticità emerse. Ricordiamo, ad esempio, il terremoto per cui abbiamo garantito altri 70 milioni di euro e tanto dovremo fare ancora».
Ci sono poi alcuni punti cardine che il sottosegretario piazza: «Sono sicuro che un possibile accordo di Governo non potrà prescindere dal presidente Conte e dai nostri punti programmatici fondamentali, che sono quello a cui teniamo di più. Se non si troverà un accordo scritto su certe linee condivise è giusto tornare alle urne. I 5 Stelle sono maggioranza relativa in parlamento, Luigi Di Maio è stato chiaro prima delle elezioni, se non avremo la maggioranza proporremo dei punti programmatici alle altre forze politiche, questo è quello che abbiamo fatto nel 2018, questo è quello che stiamo facendo ora». —
F.D.
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