Gazzetta di Modena

Modena

Everesting, il record di Gianfranco Monti per 24 ore e 49 minuti in sella e in salita

Daniele Montanari
Everesting, il record di Gianfranco Monti per 24 ore e 49 minuti in sella e in salita

Pavullo, per 29 volte dallo Scoltenna alla Giardini passando per Renno 

4 MINUTI DI LETTURA





L’impresa



Un'Everest di salita fatta in un giorno di bici senza sosta. È l'impresa compiuta a 62 anni da un pavullese entrato nella Hall of Fame sportiva dedicata a chi brilla nel cosiddetto “Everesting”.

Ovvero, la disciplina che comporta un'ascesa e discesa continua in bicicletta su un tratto scelto a piacimento – purché in pendenza continua, senza alcun passaggio piano – fino a coprire un dislivello di 8.848 metri, pari all'altezza del monte più alto della Terra.

Un'idea lanciata qualche anno fa da George Mallory, nipote del celebre scalatore omonimo, che continua a fare adepti in tutto il mondo grazie al sito everesting.cc (con declinazione nelle varie lingue) e a un precisissimo staff che certifica le imprese. Gianfranco Monti, cicloamatore della US Pavullese con un debole per le imprese epiche sulle due ruote, si è scelto il tratto della provinciale 30 che dal ponte sullo Scoltenna (quello che porta a Sestola) sale a Renno e poi fino all'incrocio con la Giardini, con pendenza del 4,4%.

E il 17 agosto ha condotto a termine l'impresa: ha percorso 29 volte il tragitto rimanendo in sella per 24 ore e 49 minuti (il regolamento concede solo pochissimi minuti di sosta per bisogni fisiologici e uno spuntino) così da farsi 450 km e 9.206 metri di dislivello, anche più del richiesto. Verificato il tracciato tramite mappatura elettronica, i responsabili del sito everesting.it lunedì gli hanno comunicato, con tanto di diplomino, che è entrato nella Hall of Fame Ride che comprende solo 269 persone in tutta Italia. Lui è il primo dell'Appennino modenese a riuscirci.

Dal negozio di giocattoli “Il Paese dei Balocchi”, in cui aiuta la moglie titolare Cinzia Pattarozzi, ci ha raccontato l'impresa di cui va orgogliosissimo.

Monti, quand'è partito?

«Alle 21.30 di sabato 17 agosto, e sono andato avanti fino a poco dopo le 22 di domenica 18. Ho girato su una bici da corsa artigianale della Pro3 fabbricata in titanio da Massimo Santi nel suo laboratorio artigianale di Maranello».

Com'è andata?

«Di notte benissimo, di giorno mi ha dato da fare il caldo: è arrivato a 36-37 gradi, una temperatura che ti sfinisce. Mi ha incoraggiato mio figlio Michele, atleta di triathlon, che ha fatto otto risalite con me. E mia moglie mi ha portato un chilo di gelato verso le 17: l'ho mangiato tutto, mi ha ristorato e mi ha dato molte energie. Calato il sole le cose sono tornate ad andare bene, e sono arrivato alla fine anche se è stata tosta: prevedendo salita e discesa di continuo, la Everesting non ti fa mai riposare le gambe, perché è vietato il piano. Ma dove non arrivano le gambe, arriva il cuore: ho fatto anche un giro in più perché altrimenti arrivavo a 8.848 a pelo. Dopo tata fatica, non volevo contestazioni e mi son detto “meglio abbondare”. Oh che soddisfazione lunedì quando mi è arrivata la mail con il diplomino...».

Come le è venuta l'idea?

«Sono abituato ai giri lunghi. Non ho mai fatto agonismo, solo giri amatoriali per le montagne da una quindicina d'anni. Negli ultimi 5-6 però mi ha preso la voglia di imprese belle in bicicletta, e una cosa tira l'altra. Sono due anni, ad esempio, che faccio a luglio la Trans Dolomitica: 1.200 km senza fermarsi per quattro giorni su 28mila metri di dislivello, per un massimo di 115 ore. Stavolta ce ne ho messe 112, e sono arrivato secondo tra gli ultracinquantenni: son stato contento. Ma ho fatto anche la Reggio Calabria-Savona: 2.200 km solo attraverso gli Appennini, per 39mila metri di dislivello».

«Bei giri che mi porterò sempre dentro - aggiunge - anche se la fatica è tanta: non solo per il discorso della durata e della salita, ma anche perché ti devi portare dietro 7-8 chili di equipaggiamento, tra pezzi di ricambio e abbigliamento per il freddo in quota. Poi ho scoperto che c'era anche la possibilità di fare l'Everesting senza andare chissà dove e mi son detto: perché non provo?».

Cosa le ha detto sua moglie all'arrivo?

«Cosa miu ha detto? “Adesso che l'hai fatta ti metti un po' tranquillo”. Lei sa come sono fatto io: quando mi prende un'idea, se non la realizzo mi agito. Ma si è abituata ormai alle mie uscite in bici».

E il dottore cosa dice? A 62 anni...

«Al dottore mica gliene parlo: finché mi sento bene e i test di medicina sportiva dicono che è tutto ok, io viaggio». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google