Gazzetta di Modena

Modena

spilamberto 

Gli occupano l’appartamento poi lo minacciano di morte

Stefano Totaro
Gli occupano l’appartamento poi lo minacciano di morte

I carabinieri bloccano un incubo durato un anno e i ripetuti tentativi di estorsione L’agricoltore: «Coltelli alla gola, volevano 20mila euro, non mi lasciavano vivere»

4 MINUTI DI LETTURA







Un incubo durato quasi un anno, una vicenda che rappresenta il terrore di tutti quelli che hanno a che fare con appartamenti in affitto ed affittuari, ovvero che il nuovo arrivato occupi la proprietà e che non voglia più andarsene, trovando mille subdoli escamotage e ovviamente non pagando mai. Ma qui, in questo caso che vede protagonista un agricoltore di 71 anni, si è arrivati nei suoi confronti alle minacce di morte, a coltelli puntati alla gola in un clima di terrore e di possibili violenze. A svegliare dall’incubo il 71enne ci hanno pensato i carabinieri di Spilamberto, che dopo indagini e precettazioni, sono riusciti ad incastrare i due inquilini, due italiani di 61 e 31 anni, che sono stati arrestati per tentata estorsione: erano arrivati a chiedere almeno 20mila euro per lasciare libera la casa, e se non avessero avuto il denaro per la loro vittima sarebbero stati guai. Leopoldo Merli, occhi verde chiaro, vestiti da lavoro dice di essere «un pensionato con l’hobby della campagna, della vite sopratutto. Quando è un piacere non si tratta di lavoro».

“BUGIE SIN DALL’INIZIO”.

La sua casa è in mezzo alla campagna al confine tra Spilamberto e Vignola, tra lunghi filari di vite. Dietro alla sua abitazione, separata da un viottolo di una trentina di metri, un vecchio cascinale-fienile e poi, nuova, la casa che aveva dato in affitto «ai due amici - dice Leopoldo - anche se all’inizio il più grande, il 61enne di origini ferraresi, aveva detto che l’altro che era con lui, il 31enne campano, fosse suo figlio». «Il 61enne - spiega l’agricoltore - aveva visto su Facebook un post di mia figlia che diceva che c’era la disponibilità della casa in campagna e per questo s’era presentato. Aveva detto che lavorava per una agenzia di collocamento, un “trova lavoro” mi riferiva per spiegarmi e che aveva spesso dei contatti con l’estero, aveva quel giro lì. Poi sembra fosse passato nel settore dei trasporti. All’inizio, i primi mesi d’affitto li aveva pagati, poi più nulla».

Eppure i primi segnali che qualcosa non andasse, e che potevano far pensare a qualcosa di anomalo, si erano manifestati dall’inizio. Come infatti hanno spiegato Alessandro Di Vilio, comandante della stazione di Spilamberto e il brigadiere Cristiano Pesaresi, i due hanno sin da subito hanno approfittato della generosità e della fiducia gratuita dell’agricoltore, ottenendo di entrare subito in casa senza prima stipulare e firmare il regolare contratto d’affitto. Avevano puntato sulla loro necessità impellente di trovare una sistemazione, avevano già tutti i mobili pronti e caricati su un furgone e dovevano soltanto piazzarli. Un’operazione veloce ed indolore, ma che si è rivelata soltanto il cavallo di Troia. «E infatti io chiedevo di regolarizzare il contratto, che lo firmassero così almeno era tutto a posto come doveva essere - spiega Leopoldo Merli - ma non si decidevano, rimandavano, sparivano o se li incontravo rispondevano in malo modo. Poi nessuno ha più pagato». Non solo, i due si erano rifiutai anche di fare la voltura a loro nome delle utenze, cosicché il 71enne si è trovato pure le loro bollette da pagare perché erano a lui intestate.

“AGGRESSIONE BRUTALE”.

«Poi la situazione è del tutto precipitata - dice il 71enne - Ai primi dell’anno mi trovo il 61enne sul mio terrazzo di casa, che mi dice che forse ha ammazzato il suo amico per colpa della droga, perché quello prendeva la droga. Gli aveva spaccato un portacenere in testa e quello non si muoveva. Chiamai io ambulanza e carabinieri». E militari si occuparono della vicenda finita in denunce. Anche altre forze dell’ordine si occuparono del 61enne: la polizia municipale infatti dovette intervenire più volte perché i suoi cani, due pitbull, scorrazzavano liberamente per la campagna e creavano danni al bestiame da cortile di tutto il vicinato

UNA VALANGA DI MESSAGGI .

«Da quel momento - continua Leopoldo - è stata sempre più dura. Mi arrivavano messaggi e messaggi, mi diceva il 61enne che mi avrebbe tagliato la gola, che dovevo lasciarli stare, mi ha puntato il coltello alla gola una volta perché voleva che non passassi più vicino a casa loro, dove io però sono obbligato: lì ho i miei terreni. Insomma, una minaccia dietro l’altra e poi sono iniziate le richieste di soldi. “Dacci 5mila, dacci 20mila euro se vuoi che ce ne andiamo, se denunci sei un uomo morto” mi dicevano e mi scrivevano così sul telefono». A questo punto il 71enne decide di rivolgersi ai carabinieri. I militari hanno recuperato grazie a tecniche informatiche i messaggi inviati con il cellulare all'agricoltore incastrando i due. Il 61enne è ora in carcere al Sant’Anna, per il 31enne il gip ha disposto il divieto di dimora nel Comune di Spilamberto. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google