«I modelli maschili sono Garibaldi e Mazzini Per le ragazze restano o sante o prostitute»
L’assessore Roberta Pinelli è un’esperta di toponomastica: «Esempio è vicolo Squallore: si chiama così perché lì c’erano i bordelli»
l’intervista
«Le donne nella toponomastica italiana? O sante o prostitute».
Non le manda certo a dire Roberta Pinelli, assessore alle Politiche sociali, Agenzia casa e Accoglienza e integrazione. È un’esperta di toponomastica, non solo per essere la referente in regione dell’associazione nazionale “Toponomastica femminile”, ma anche grazie alla sua formazione: è infatti laureata in lettere ad indirizzo storico.
«Si potrebbe semplificare dicendo che sia soltanto una questione di principio, ma non è così - spiega Pinelli - Il fatto che la stragrande maggioranza di strade e piazze sia intitolata a uomini è un problema ben più sottile e fondamentale. Noi tutti siamo abituati a vedere nomi di grandi uomini: piazza Garibaldi, largo Mazzini o via Cavour. E per le donne? Ci sono svariate sante, la Madonna o via delle Suore oppure si passa sul versante opposto: via delle zoccolette, via delle belle donne o anche a Modena vicolo Squallore, così chiamato perché era lì che si trovavano i bordelli. Oppure via delle Streghe. Altrimenti ci sono strade che ricordano alle donne qual è il loro primo ruolo e quindi via delle Balie È qualcosa che agisce sull’immaginario collettivo ed è la fotografia di un mondo al maschile che fa fatica a mollare la presa. Quale modello diamo alle giovani? Di diventare santa o di aspirare a essere la Madonna? Gli uomini, invece, hanno una percezione sovradimensionata e modelli autorevoli. La stessa cosa succede anche per i segnali stradali: in Italia sono tutti al maschile».
L’assessore Pinelli ha già fatto parte della passata Commissione toponomastica: «Ero stata nominata come esperta - sottolinea - e devo dire che con le altre donne avevamo creato una lobby per favorire le denominazioni al femminile. Abbiamo sempre “brontolato” quando venivano proposti nomi di uomini senza prendere in considerazione quelli femminili. Quindi qualche discussione c’è stata, ma eravamo tutte davvero toste e quindi l’accordo si è sempre trovato spesso all’unanimità. Per la prossima commissione il posto da presidente è, in linea teorica, riservato ad Andrea Bosi che è l’assessore ai Lavori pubblici, ma nel caso in cui decidesse di rinunciare o se il sindaco Muzzarelli optasse per una soluzione diversa io sarei ben contenta di presiederla e ho già dato la mia disponibilità ».
Una vera e propria passione quella dell’assessore Pinelli per la toponomastica: «Le prime tracce di denominazioni che esulavano dalle caratteristiche del luogo (ad esempio via del Pozzo o dell’Acero) sono iniziate nel Settecento per motivi di censimento e polizia. Vi sono poi tantissime vie che hanno preso il nome dalle famiglie che vi abitavano: strada Morane è così chiamata in memoria dei conti Morano. Dopodiché la toponomastica è diventata celebrativa con l’Unità: fatta l’Italia si dovevano fare gli italiani. Si è pensato che dare ai luoghi nomi di personaggi illustri avrebbe aiutato i cittadini a conoscere lo Stato attraverso queste figure e suggerire esempi virtuosi di italiani da prendere a modello. Oggi è meno celebrativa e si cerca anche di trarre ispirazione da figure straniere, come premi Nobel o scrittori».
Resta, però, il cruccio delle donne: «Secondo un censimento del 2015 - sottolinea Pinelli - i nomi femminili sono in media in Italia attorno al 5%. La città più “rosa” è Perugia al 6,9% mentre Trieste è ultima all’1,9%». A Modena siamo di poco sotto la media nazionale, ma ci sono alcuni Comuni dove non esistono strade intitolare a donne: «Polinago, Bastiglia, Marano e San Possidonio. Ho fatto presente la cosa, ma solo a Bastiglia mi hanno assicurato che avrebbero al più presto preso provvedimenti. Il percorso è ancora lungo e mi auguro che a Modena la prossima commissione toponomastica scelga donne modenesi per le nuove intitolazioni». —
GIB
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