Gazzetta di Modena

Modena

Richetti, c’è chi dice no «Così perdiamo la dignità»

L.G.

l’unico a non approvare l’accordo in direzione pd 

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Un “no” per dire “reagiamo”, un “no” per dire che così non va bene. Mentre il Pd dava il via libera ufficiale all’alleanza di governo con il Movimento 5 Stelle e al Conte-bis per la presidenza del Consiglio, l’unica voce contraria in direzione è arrivata da Matteo Richetti: il senatore modenese è infatti stato il solo a bocciare la relazione del segretario Zingaretti, che ieri mattina, prima di andare dal presidente Mattarella, ha chiesto al partito il mandato per formare il nuovo esecutivo “giallorosso”. Una bocciatura illustrata poi con un post e con un lungo video su Facebook: «Per la terza volta - spiega il parlamentare di Fiorano - si riunisce una direzione che ascolta, esprime vaghi e condivisibili concetti legati alla responsabilità e al “viene l’Italia prima di tutto», salvo poi fare seguire comportamenti in totale libertà rispetto a quanto detto. Alcune settimane fa, la direzione del nostro partito ha assunto un documento proposto da Carlo Calenda che escludeva accordi in questa legislatura con il Movimento 5 Stelle. Abbiamo fatto il contrario. Durante la scorsa direzione - prosegue il ragionamento di Richetti - il segretario ha pronunciato parole chiarissime, di necessaria discontinuità, escludendo la possibilità di un governo con Conte premier. Il giorno dopo abbiamo dato l’ok a Conte premier». Richetti ricorda quindi di non essere mai stato contrario all’accordo con i pentastellati, ma a patto che ci fosse «un governo nuovo, con un premier autorevole e credibile in ambito internazionale (Giovannini, Barca, Cantone), ma anche un esercizio di generosità: niente tecnici, ma un governo politico, non composto dal ceto e dai gruppi dirigenti. Ora - attacca il parlamentare, che uscendo dalla direzione si è detto «stanco di un mandato che toglie dignità al Pd e ai suoi militanti» - sono tre giorni che parliamo di posti per i dirigenti, di ministri uscenti, e soprattutto di dove mettiamo Di Maio. Non scomodo le incongruenze politiche, il partito di Bibbiano, i “pidioti” - incalza Richetti ricordando le offese dei Cinquestelle al Pd - lo sprezzo per le istituzioni, la democrazia, il rispetto degli avversari. Vorrei però che il mio partito si ponesse le vere questioni: come farà Conte a sconfessare ciò che ha fatto il governo Conte?». Quindi, dopo aver ricordato di dissentire «dalle idee sulla giustizia di Bonafede, da quelle sull’assistenza di Di Maio, da quelle sulla democrazia di Fraccaro, da quelle sulle infrastrutture di Toninelli e da quelle sulla politica estera di Di Battista», Richetti fa notare che «non si può fare un governo solo per evitare il voto a qualunque costo. Siamo il Pd, e se perdiamo il coraggio, perdiamo noi stessi. Per questo ho detto “no”. Preferisco rischiare l’irrilevanza che l’incoerenza». E a chi gli chiede se seguirà Calenda, che ieri ha annunciato l’addio al partito e la volontà di fondarne uno nuovo, il parlamentare modenese replica «no, io non dico che esco dal Pd o che non darò la fiducia: Calenda era contrario a prescindere all’intesa coi Cinquestelle, io avevo solo chiesto un governo dall’alto profilo che non mi pare proprio sia all’orizzonte». —

L.G.

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