In 150 spettatori a Renno per riscoprire il dialetto con il libro del prof. Pini
la serata
PAVULLO. Sarà il titolo “squillante”, sarà l’argomento, sarà l’autore, ma sta diventando un fenomeno, almeno locale, l’ultimo libro del prof Andrea Pini. S’intitola “C’arabésa”, espressione che tutti abbiamo sentito dai nostri nonni per esprimere stupore. E infatti si tratta di una raccolta di detti dell’antica civiltà contadina tutti rigorosamente in dialetto. Poi a corredo appellativi, superlativi, filastrocche, indovinelli “grassi”, risposte scherzose ma anche preghiere, ninne nanne e molto altro.
Pubblicato dall’editore pavullese Adelmo Iaccheri, il volume ha fatto segnare 350 copie vendute in sole tre settimane. E martedì sera è stato accolto a Renno da 150 persone alla presentazione. Sintomo di un passato orale che molti continuano ad avere nel cuore.
«L’idea mi è venuta quando insegnavo a Rovigo - ha spiegato Pini - sentendo che in Veneto il dialetto era ancora orgogliosamente parlato, anche dai giovani. Mentre da noi stava diventando, e ormai è diventato, lingua morta. Allora ho approfittato dei miei ritorni estivi a Renno per prendere appunti dagli anziani del paese sui loro modi di dire. E adesso ho messo tutto nero su bianco».
Ringraziamento particolare a Iaccheri da parte dei presentatori Sergio Patuzzi e Mara Fiorentini «per il coraggio di realizzare da 25 anni pubblicazioni locali sempre più preziose nel tramandare cultura e tradizioni». —
D.M.
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