Gazzetta di Modena

Modena

L’intervista 

La prima visita di don Erio «Faticosa ma entusiasmante»

P.S.

Le impressioni dell’arcivescovo: «Il caldo non ha dato tregua ma sono stati tanti i momenti significativi e di incontro tra due Chiese»

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La prima volta del vescovo Erio in Terra Santa è stata, parole sue, «appassionante, ogni visita è stata come la tessera di un mosaico che si rimetteva insieme, visitando i luoghi vengono in mente i brani biblici e abbiamo fatto anche visite non convenzionali (il deserto di Giuda, Masada, Rodion, Sefforis vicino a Cafarnao…). La narrazione biblica e la storia prendono vita”.

Don Erio Castellucci, arcivescovo di Modena, non era mai stato nella terra della vita terrena di Gesù, al ritorno ne parla con entusiasmo… nonostante il caldo: «E’ stato anche un viaggio faticoso, soprattutto per il caldo che non ha dato tregua, ma la cosa che mi è rimasta più impressa è che i giovani (con cui sono stato la maggior parte del tempo) hanno dimostrato una compostezza, intensità, entusiasmo anche nei momenti più difficili. Sono stato coi giovani, appunto, e anche col pellegrinaggio degli adulti, abbiamo avuto tre momenti comuni e ogni giorno ho incontrato anche gli adulti. Il culmine è stato vivere insieme il rito della consegna della statua di San Francesco che visita il Sultano al Custode della Terra Santa, esattamente 800 anni dopo il 1219. E’ stato l’incontro tra due Chiese e il simbolo del dialogo con un mondo molto complesso, variegato e difficile come quello musulmano. Un incontro che anche il Custode ha presentato come possibile».

Il vescovo di Modena ripensa anche alle difficoltà che ci sono: «La complessità della situazione è alta, i muri ci sono come i tentativi di dialogo (ad esempio a Gerico abbiamo avuto la testimonianza del superiore dei francescani che ha avviato un dialogo coi musulmani locali). E poi il muro vero e proprio, la presenza di militari armatissimi e giovanissimi. Ma abbiamo avuto anche l’incontro non previsto col Patriarca emerito di Gerusalemme, Michel Sabbah, che a 90 anni è ancora un palestinese molto ascoltato e temuto da Israele e al tempo stesso un uomo molto umile».

Altri momenti sono rimasti impressi: «Mi colpisce, ad esempio, il fatto che Gesù abbia ricevuto il battesimo nel punto più basso della terra, 400 metri sotto il livello del mare, a significare l’immersione in profondità nella bassezza umana».

Don Erio ha portato a casa non solo volti e ricordi: «Ho riportato anche un regalo che mi ha fatto un giovane di Betlemme. Un piccolo presepe di legno che presenta da una parte la capanna e la classica natività e dietro i Re magi. Le due scene sono separate da un muro che riproduce quello tra Gerusalemme e Betlemme. Il ragazzo mi ha detto, chissà se i magi oggi potrebbero passare…». —

P.S.

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