Gazzetta di Modena

Modena

il ritrovamento  

Quelle ultime ore da soli in albergo per l’ultimo passo lontani da casa

Saverio Cioce

In portineria hanno detto  che cercavano ospitalità per evitare calcinacci e polvere dei muratori impegnati nella loro abitazione

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Una decisione presa dopo una sofferenza infinita quella di Leonello Lombardi e Graziella Possega.

Per porre fine ai loro giorni hanno pensato a lungo al modo, al luogo e al momento in cui andarsene via insieme, sempre mano nella mano, come avevano vissuto per tanto tempo. Hanno preferito evitare la casa dove vivevano in via Venturelli per dare l’addio alla vita. Chi lo sa, forse sentivano che non ce l’avrebbero fatta a tagliare l’ultimo filo che li legava alle sofferenze e alle malattie incurabili se fossero rimasti tra i ricordi di una vita, avendo vicino le fotografie e gli oggetti più cari.

Mercoledì sera sono arrivati all’hotel Gabarda, un quattro stelle immerso nei prati a fianco della tangenziale e hanno chiesto una camera a piano terra. Tutto era stato preparato con cura, anche la spiegazione per chi avrebbe dovuto registrare il loro nome e indirizzo sul registro. Con la residenza a Carpi sui documenti avevano pensato a una motivazione perfetta.

«Abbiamo i muratori a casa - hanno detto guardando fisso chi era dietro il bancone - Sa com’è, tanta polvere, mattoni e calcinacci. Preferiamo restare qui un paio di notti, il tempo necessario per i lavori». Anche il loro bagaglio leggero, una borsa in tutto, giustificava il trasloco provvisorio nella stessa città. Lì dentro c’era quello che serviva per l’ultimo viaggio, farmaci compresi.

Naturalmente l’addetto alla registrazione non ha fatto una piega. Il loro aspetto ordinato, perbene, due anziani che si guardavano negli occhi e un comportamento irreprensibile. Sui documenti presentati i 74 anni di lui e i 67 di lei erano una prova evidente che si trattava di due pensionati che cercavano solo un luogo per un riposo tranquillo.

Ma ieri mattina le cameriere ai piani hanno aspettato inutilmente che la porta della loro camera si aprisse. Niente da fare. Attorno alle 11 hanno cominciato a bussare, a chiamarli. Niente da fare. La porta era chiusa dall’interno e dall’altra parte si sentiva solo silenzio. Anche battendo forte sulla porta non ricevevano nessuna risposta.

In breve hanno chiamato il proprietario, Carlo Belletti, che li ha chiamati sul telefono interno, sino a quando non ha preso la decisione più difficile.

Con la chiave passepartout ha aperto la stanza e li ha trovati sul letto, vestiti, in ordine. Ed è partita la telefonata ai carabinieri. —



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