Raid vandalico in chiesa a Braglie Porta forzata e rifiuti abbandonati
La statua della Vergine a cui è dedicata l’edificio di culto è stata portata via per controllare danni e manomissioni
Raid vandalico, sacrilego, nella piccola chiesa delle Braglie, fino agli ’60 parrocchia con sacerdote, a fianco dell’istituto delle suore Canossiane.
L’edificio, il cui ultimo assetto risale a tre secoli fa, viene curato da un vicino che si occupa di apertura e decoro, addobbi floreali compresi, anche se da sessant’anni residente a Milano. Ed è stato proprio lui, che abita lì a fianco perché passa l’estate nella casa di famiglia, ad accorgersi dell’accaduto e ad avvisare le autorità ecclesiastiche.
Poi, visto che la porta restava aperta e che potevano entrare gli animali, oltre che gli sbandati che avevano già forzato la serratura, si è pensato bene di difendere il luogo sacro con catena e lucchetto.
A diversi giorni dalla segnalazione ad Auxilium, che cura le proprietà ecclesiastiche e gli edifici di culto, si è mosso qualcosa. Finalmente è arrivato a Zocca il responsabile dell’ente religioso, Filippo Morandi, che ha ispezionato accuratamente gli interni e si è fatto un’idea molto precisa sull’accaduto.
In breve. La statua della Madonna che è sopra l’altare è stata portata via per alcuni controlli. Fra breve tempo, probabilmente una questione di settimane, si terrà una messa solenne di riparazione e la chiesa tornerà al suo splendore rustico, che ha avuto per generazioni di zocchesi e di religiosi.
Proprio lì a fianco sorge l’antico istituto delle Canossiane, che hanno tenuto una scuola elementare rurale fino alla fine degli anni ’50 e dove venivano impartiti i primi rudimenti di avviamento professionale e di economia domestica. Una comunità che è arrivata sino a una cinquantina di allievi e una decina di religiose ma che poi ha seguito la sorte di tante parti dell’Appennino, con lo spopolamento e l’emigrazione in pianura.
Eppure in quella chiesetta non sono mancate mai le rose per il mese di maggio, omaggio della famiglia di chi, oltre un secolo fa, mise insieme le terre del borgo delle Braglie comprando con i risparmi da emigrante in America gli appezzamenti che via via si rendevano disponibili. Tra questi, quello su cui sorgeva il vicino boschetto e la chiesa che, alla sua morte, è stata donata alla Diocesi dopo la risistemazione.
«È un omaggio che devo a mio nonno Domenico Castelli che ha creato questo fondo agricolo in tanti anni di lavoro - spiega il nipote Mauro - Il nostro attaccamento a questa chiesetta nasce più di un secolo fa quando era un punto di riferimento per le messe e le funzioni religiose di tutta la frazione, degli agricoltori che venivano qui per lavoro anche dai paesi vicini. Ci andavo anch’io da ragazzino e per questo ho sempre voluto che fosse tenuta in ordine grazie a validissimi collaboratori. Spiace vedere però che c’è qualcuno che ha approfittato del suo isolamento per sfigurarla».
Una tutela importante quella della chiesetta, anche perché testimone di un vicino insediamento monastico risalente al XVI secolo. Oggi, oltre al nome che ricorda con il suo nome, Braglie, la presenza dei longobardi, la vallata che guarda la provincia di Bologna è rimasta una sentinella solitaria dei frutteti che punteggiano le campagne.
Una zona poco abitata, che non attira più eremiti ma sbandati. —
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