I giovani baluardo della Memoria «La storia insegna a creare il futuro»
«Non dobbiamo guardare alle analogie tra i nemici del passato e quelli attuali. Non dobbiamo, quindi, alle analogie tra gli estremismi attuali e il fascismo. Stiamo cercando di capire le differenze e la risposta è non accontentarsi mai, ma combattere perché la Memoria non ci faccia ripetere gli errori del passato». Queste le parole di Camilla Forgione, carpigiana, 19 anni. Camilla è una dei giovani arrivati da tutta Italia per partecipare al Campus della Fondazione Fossoli. “Interrogare Fossoli per ripensare il presente”: questo il tema della settimana fatta di visite a luoghi divenuti un simbolo come Monchio o Montefiorino.
Alessia Roncaradi ha 22 anni e arriva da Casalgrande. «Studio Scienze politiche e il mio percorso è incentrato sull’immigrazione - racconta Alessia - quest’esperienza è stata importante per aumentare il bagaglio culturale».
«Studio Lettere moderne e sono venuto a conoscenza di dettagli che non sapevo - aggiunge Leonardo Zanchi, 22 anni, di Bergamo - È stata molto toccante soprattutto la testimonianza del nipote di una delle vittime della strage di Monchio».
Georgia Mariani ha 27 anni e viene da Milano: «Ho svolto il servizio civile all’associazione nazionale degli ex deportati. Grazie a questo conoscevo alcuni elementi, ma volevo integrare le mie conoscenze con altre storie, come quella di Leopoldo Gasparotto».
Giacomo Aldini fa la guida al Museo e al Campo: sottolinea che i luoghi della Fondazione Fossoli «non esauriscono mai quello che hanno da dire». Mentre Zoe Senise, 20 anni, carpigiana, è stata colpita dalle testimonianze ascoltate, così come Giulio Ratto, 19enne di Bolzano.
Suo nonno era un partigiano e Montefiorino gli ha risvegliato i racconti: Andrea Piacentini, 18 anni di Pavullo ha rivissuto quanto spiegatogli dal nonno: «Questa settimana mi ha aiutato a scegliere l’università». —
S.A.
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