L’olimpionica Sabina accende il fuoco “sacro” «Quanti magici ricordi»
Ora è un carabiniere forestale «In Appennino mi sento ancora un po’ ospite ma la chiamata del Coni è stata una bella sorpresa Sarà un grande onore»
PAVULLO. La solenne accensione del tripode olimpico toccherà a Sabina Valbusa, fondista giunta alla ribalta internazionale per le quattro medaglie conquistate in staffetta tra Olimpiadi e Mondiali, di cui la più memorabile è il bronzo di Torino 2006. Poi in Coppa del Mondo 5 vittorie, 8 secondi posti e 16 terzi. Nominata Cavaliere al merito dal Presidente Ciampi, dopo il ritiro nel 2012 è entrata in servizio presso i carabinieri della stazione Forestale arrivando in Appennino, prima a Montefiorino e poi dal 2016 a Pavullo, anche se abita a Sestola. Grazie alla disponibilità dell’Arma, abbiamo potuto incontrarla e sentire come vive la vigilia di un evento che non può non emozionare chi ha questi trascorsi sportivi.
Sabina, cosa rappresenta per te questo gran finale?
«È un grande onore che mi è stato fatto, e ne sono molto grata. Quando dal Coni mi hanno chiamato per chiedere se ero disponibile per la staffetta, ho detto subito di sì, ma non pensavo di essere stata scelta per l’accensione del fuoco olimpico. È vero che si tratta di una disciplina di altro ambito, però per un ex atleta anche solo il sentir parlare di fiaccola olimpica e braciere è qualcosa che emoziona: riporta indietro a sensazioni indescrivibili vissute sul campo. E, nell’oggi, rende particolarmente vicini agli atleti e alle prove che dovranno affrontare. Già stamattina (ieri, ndr) quando ho visto il tripode davanti al municipio mi sono emozionata. Ma la chiamata è stata importante per me anche per un altro motivo».
Quale?
«Per il semplice fatto di essersi ricordati di me. Sono ormai diversi anni che mi sono ritirata uscendo dall’ambito sportivo, conduco una vita semplicissima e tendenzialmente riservata, tante persone che incontro non conoscono nulla del mio passato e si stupiscono quando se ne parla. Poi sono originaria del veronese, e mi considero ancora un po’ ospite qui. Ecco, venire scelti per un momento tanto importante significa essere non solo ricordati ma considerati veramente parte della comunità. E mi fa molto, molto piacere».
Come vivi la tua nuova vita?
«Sono molto soddisfatta del mio lavoro: il rapporto con i colleghi è ottimo, sono contatto con le persone e le loro problematiche ma allo stesso tempo in mezzo alla natura che amo, impegnata a tutelarla. È un lavoro molto sul campo, dove si impara ogni giorno qualcosa. E questo motiva molto».
Un augurio per il Mondiale ormai in partenza?
«Agli atleti auguro di poter raggiungere l’obiettivo che ognuno si è prefissato, che non è necessariamente la vittoria, in un contesto di rispetto reciproco. Agli organizzatori, che possa andare tutto secondo le previsioni e che un evento del genere serva per un ulteriore sviluppo di una struttura importante come quella dell’aeroporto». —
D.M.
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