La prof. Villa, una modenese in un super team di americani
La direttrice di gastroenterologia del Policlinico è entrata nella commissione Usa per lo studio del fegato: «Sono una femminista scienziata». La nomina a Boston
«Una femminista scienziata? Mi riconosco nella definizione, forse il mio lavoro è anche andato in questo senso. Quel che è certo è che ancora oggi le donne per arrivare nella loro carriera allo stesso punto degli uomini devono lavorare il doppio. Ancora oggi molte signore faticano a valorizzare i propri risultati professionali». Le riflessioni della professoressa Erica Villa, direttore della Struttura complessa di Gastroenterologia del Policlinico di Modena e docente a Unimore, arrivano a seguito di una nomina importante. Villa, infatti, è stata chiamata alla Aasld, l’Associazione americana per lo studio del fegato: tra le cinque componenti dell’ente si tratta dell’unica personalità non americana all’interno di “Women’s Initiative Committee” per il triennio 2020-2022. La designazione ufficiale sarà a novembre, a Boston. Una nomina di peso a livello internazionale, quella della prof Villa, importante da vari punti di vista. Non ultimo quello del ruolo delle donne nella comunità scientifica, per arrivare fino ai risvolti pratici della professione nel territorio modenese. Da anni Villa segue la crescita della popolazione femminile nelle professioni e ora arriva in scia il ruolo negli Usa: lo scopo del comitato, infatti, è di promuovere la diversità di genere, l'uguaglianza e lo sviluppo professionale nei settori dell'epatologia, della gastroenterologia, della chirurgia del trapianto di fegato, nonché di fornire tutoraggio femminile a tutti i tirocinanti e ai docenti junior.
«Il ruolo di questa associazione - spiega la professoressa Villa - è di fare da apripista sulla cosiddetta medicina di genere in raccordo con altre associazioni che in Usa si occupano del problema. Ci sono temi da non sottovalutare: ad esempio probabilmente non tutti sanno che, anche se oggi va meglio, la prassi medica è stata sempre quella di testare medicinali sull’uomo e poi applicare i risultati anche alle donne. Il problema è che maschio e femmina rispondono diversamente perché sono diversi dal punto di vista fisiologico, dalla risposta alle malattie e alle infezioni. Ora andiamo verso una situazione più equilibrata da questo punto di vista». Tutto ciò ha risvolti sulla salute: «i sintomi delle malattie spesso sono diversi tra donne e uomini, l’infarto ad esempio si palesa molto diversamente. Oggi comunque c’è molta più sensibilità rispetto a quando circa 15 anni fa ho iniziato a occuparmi di questi problemi». Il femminismo medico della scienziata modenese si vede anche in altri punti della conversazione: «Le donne ancora oggi - continua - fanno molta più fatica dei colleghi maschi a valorizzare il proprio impegno professionale. Del resto pensiamo che, probabilmente, molte scoperte di Einstein sono anche da attribuire alla moglie, anche se è tardi. Io del mio percorso accademico sono molto felice e ora voglio aiutare le colleghe più giovani a livello di consapevolezza. Per tutte queste motivazioni credo di essere stata scelta negli Usa». La prof. conclude con i dati modenesi legati al proprio settore di competenza: «Nella provincia stanno diminuendo i malati di epatite C oggi pare allo 0,5% della popolazione. Crescono le malattie legate alle malattie epatiche perché cresce l’alcoolismo, ad esempio». —
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