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La storia di Messori: «Dalle camicie agli abiti per i politici e le star dell’Africa»

Andrea Ancarani
La storia di Messori: «Dalle camicie agli abiti per i politici e le star dell’Africa»

Fiorano. La vicenda di oltre 40 anni dell’azienda di abbigliamento raccontata da Gianmarco, imprenditore di seconda generazione 

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L’INTERVISTA



L’azienda di abbigliamento Messori nasce nel 1976 a Fiorano come impresa specializzata nella camiceria di alto livello. La sua vicenda passa attraverso trasformazioni fino a diventare oggi un punto di riferimento in Africa per l’abbigliamento sartoriale di personalità politiche o star dello spettacolo. Nel 1980 Messori amplia l’offerta con nuove collezioni di giacche e pantaloni fino alla creazione di un total-look maschile. Già dai primi anni ‘80 inizia la conquista dei mercati esteri con le prime esportazioni verso i Paesi Europei a riprova della forte vocazione internazionale dell’azienda.

Messori negli anni acquista anche una nuova identità cambiando il proprio business e puntando sempre più a una clientela internazionale in cerca di prodotti di alta gamma e a elevata personalizzazione. La sfida viene portata avanti dalla seconda generazione della famiglia fondatrice e, in particolare, da Gianmarco Messori che, terminata la scuola di moda Marangoni di Milano, entra in azienda nel 1994.

Messori, l’inizio del percorso personale all’interno dell’azienda è stato caratterizzato da una forte rottura con il passato.

«La sfida più dolorosa - risponde - è stata quella di terminare un modello di business che i miei genitori avevano portato avanti dal 1976 con la produzione interna di camiceria. Questo modello si è rivelato non più adatto ai tempi e al target di una clientela internazionale che chiede alta qualità e personalizzazione».

Viceversa cosa serviva?

«Per un’azienda ancora familiare e con la produzione interna, era necessario un cambio di strategia. La terapia che ho portato avanti non è stata tuttavia indolore- Mi ricordo lo scontro con la vecchia generazione che si barricava dietro frasi come “se andava bene ieri andrà bene anche domani”».

Una vera e propria sfida.

«La sfida è stata passare dall’essere una camiceria a un marchio che realizza un total-look su misura di altissima qualità completamente Made in Italy e che spedisce in tutto il mondo. Il nuovo modello di business è stato accettato anche dai miei genitori, che mi hanno appoggiato e sostenuto fin da ragazzino».

Qual è dunque l’anima di Messori oggi?

«Oggi ci siamo concentrati sulla realizzazione di un total-look su misura che comprende accessori in pelle, borse, scarpe, abiti e camicie rivolgendoci direttamente al consumatore finale. Per noi il “su misura” non è solo un modo di realizzare abiti o accessori, ma è soprattutto una filosofia e un’idea di impresa».

Alla base ci sono personalizzazione e Made in Italy.

«Il cliente sceglie un abito Messori partendo dalla personalizzazione e scelta del tessuto, che per noi è solo Made in Italy. Lavoriamo, infatti, quasi esclusivamente con Loro Piana e al 15-20% con altri lanifici, sempre 100% italiani. Il processo che porta dal tessuto all’abito è svolto in Italia da maestranze specializzate e con più di 40 anni di tradizione. La clientela presenta spesso gusti e attese molto differenti, noi cerchiamo di soddisfare le scelte del cliente mantenendo identità italiana, rispetto per la filiera e per la tradizione sartoriale».

L’esportazione è sempre più significativa.

«Ad oggi - chiarisce Messori - esportiamo il 50% della produzione che si divide tra i settori del “su misura” e “sposi e cerimonia”, mercato, quest’ultimo, che non conosce crisi e che molte imprese concorrenti e negozi al dettaglio spesso sottovalutano».

Mentre parliamo lei si trova in Nigeria, qual è il vostro rapporto con l’Africa?

«In Africa abbiamo trovato un mercato molto recettivo per la nostra offerta tant’è che oggi copre una fetta importante del nostro export, corrispondente circa al 25%. Qui in Africa trattiamo con clienti finali che ci chiedono di realizzare il proprio guardaroba. Chiaramente parliamo di una clientela molto ristretta di politici e star locali, come l’attore di serie TV angolano Borges Macula, che possono permettersi qualcosa di personalizzato. Oltre alle boutique monomarca in Gabon, Nigeria e Sudafrica, stiamo sviluppando la sartoria servendo direttamente il cliente finale in molti mercati subsahariani come Congo, Nigeria e Angola».

Il rapporto con il Modenese però resta forte.

«Il distretto della moda e il territorio modenese sono per noi molto importanti perché segnano il nostro quotidiano e sono i luoghi dove Messori si è sviluppata ed è cresciuta. Tuttavia perseguiamo una strategia indipendente che, nonostante la flessione in alcuni comparti del distretto moda, ci permette di suddividere il rischio mettendo in comunicazione produttore e consumatore in una prospettiva globale».

Una scelta vincente?

«Questa scelta ha permesso ai nostri settori di “abiti per cerimonia” e al “su misura” di crescere stabilmente del 20% annuo negli ultimi 5 anni, arrivando a chiudere l’anno scorso con un fatturato di 1 milione di euro. Il nostro legame con il Modenese è anche testimoniato dalla volontà di mantenere la produzione e la direzione dell’azienda a Fiorano, dove resta la direzione artistica e commerciale con tre dipendenti per 50 addetti totali nei distretti di produzione dell’azienda in Italia».

C’è anche il buon rapporto con il settore sportivo.

«La collaborazione con lo sport ci lega maggiormente al distretto di Modena. Ne è simbolo il rapporto stabile ormai da 13 anni con il Sassuolo, poi con il Modena Volley: per entrambi disegniamo le divise di giocatori e tecnici. Queste collaborazioni ci danno una visibilità molto interessante soprattutto all’estero, dove il nostro sport è molto sentito e seguito e di riflesso contribuisce a creare entusiasmo verso la manifattura e artigianalità italiane».—

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