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Tra Bonaccini e i 5Stelle cala subito il gelo

D.B.

Il governatore: «Mai accordi per convenienza, solo sui programmi». I grillini: «Non può essere lui il punto di incontro»

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«Gli accordi non si fanno a tavolino. Chi mi conosce sa che non farei mai un accordo per convenienza. Se ci sarà volontà di sedersi attorno a un tavolo per discutere di programmi è l’unica cosa che può far premio in una discussione che porti a qualcosa. Altrimenti noi faremo un centro Sinistra allargato».

Ecco il Bonaccini pensiero, che arriva puntuale nel giorno del giudizio, quello tra Pd e Cinquestelle che provano a costruire un accordo.

Il presidente della Regione, che vede all’orizzonte le urne, rispondendo a una domanda su possibili alleanze regionali Pd-M5S è stato chiaro: «Ho governato quattro anni e mezzo - ha sottolineato - con una coalizione che arrivava fino a Sinistra Italiana. Non ci siamo mai divisi una mezza giornata. L’Emilia Romagna, negli ultimi cinque anni, insieme alla Lombardia, sono state le regioni che sono cresciute di più nel nostro Paese e siamo diventati addirittura primi per export». E ribadisce il concetto: «Se coi 5 stelle si vuole aprire una discussione in vista delle prossime regionali, il tavolo non sia per convenienza ma su programmi concreti».

Per il governatore «serve un governo al Paese. Come Emilia Romagna - ha ricordato - abbiamo bisogno di interlocutori per discutere delle crisi aziendali. Non possiamo lasciare i lavoratori e le lavoratrici senza un interlocutore per dare una risposta nazionale. Non ci ha costretto il dottore a dover governare ma credo che stia all’altezza di una forza politica che vuole pensare agli interessi del Paese e non a quelli della propria parte politica».

Chiaro, come è chiaro ai grillini della regione che non è Bonacini che comanda, almeno in casa loro. Lo ha ribadito a più riprese nelle ultime ore Andrea Bertani, capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle.

L’accordo di governo a livello nazionale tra Pd e 5 stelle «non implica traduzioni a livello locale». Neanche in Emilia-Romagna, dove «non può essere Stefano Bonaccini il punto di incontro».

«Quello di cui si sta discutendo oggi è un patto a livello nazionale per dare all'Italia un nuovo governo in una situazione di grave emergenza- mette in chiaro Bertani- un accordo che non implica necessariamente traduzioni a livello locale, anche se nel pd qualcuno pare abbia capito il contrario». Il governatore Stefano Bonaccini, continua il capogruppo M5S, «non può chiedere di essere il punto di incontro sui temi. In questi anni è stato un piccolo re, totalmente incentrato a imporre la sua figura e non di certo impegnato a costruire una nuova visione politica per l’Emilia-Romagna». Non è chiaro però se, cambiando i dem il candidato alla presidenza della Regione, i 5 stelle a quel punto potrebbero valutare l'intesa elettorale. Quel che è certo, afferma Bertani, è che «il nostro giudizio su Bonaccini e sul suo modo di amministrare la Regione in questi anni non cambia di una virgola. Se è vero che ci sono stati punti di convergenza su alcuni temi» nel corso della legislatura in viale Aldo Moro, concede il capogruppo M5S, «il dato di fondo è che il Pd e Bonaccini hanno sempre inseguito le nostre proposte, attuandole e spacciandole poi per farina del proprio sacco. Penso per esempio all'abolizione del superticket in sanità, il taglio dei vitalizi o le norme contro l'azzardopatia: tutte battaglie portate avanti per anni dal M5s in Emilia-Romagna e che Bonaccini non ha potuto far altro che copiare e attuare». —

D.B.

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