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Addio a Bruno Poli il papà coraggioso che ritrovava i bambini rapiti

Francesco Dondi
Addio a Bruno Poli il papà coraggioso che ritrovava i bambini rapiti

La personale esperienza ha portato a risolvere oltre 150 casi Fu anche il maggior consulente alla Presidenza del Consiglio

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Dalla sua casa di Montalto coordinava decine di casi che gli si presentavano sul tavolo. Con il tempo, con il suo coraggio e la sua ostinazione era diventato il principale esperto di diritto internazionale privato, specializzandosi in sottrazione internazionale di minori, consentendo ad oltre 150 genitori di riabbracciare i figli rapiti. Se n’è andato a 77 anni Bruno Poli, ex produttore di scarpe e poi attento custode delle vicissitudini di centinaia di genitori. «I miei studi hanno evidenziato che le Convenzioni internazionali, in ordine alle attese, rivelano diverse difficoltà relative alla loro applicazione», diceva.

La figlia rapita

Un’azienda ventennale che produceva calzature con 118 dipendenti, tutte le proprietà immobiliari possedute in Italia, ogni altro collegamento con lo Stato ed un occhio: questo fu il prezzo che Bruno Poli pagò pur di rivedere sua figlia Stella. A ciò si aggiunsero altre condizioni: trasferirsi definitivamente in Danimarca, aprire una nuova attività e convivere con una donna danese. È questo l’incipit della biografia del padre coraggioso.

Tutto inizia nel 1987 a Barletta quando Poli, ricoverato in ospedale, scopre che la compagna Susanne è fuggita in Danimarca con la loro figlia Stella di 2 anni e mezzo.

Lui cerca in ogni modo di rivedere la bambina, si trasferisce nel Nord Europa ma sbatte contro l’ostracismo della giustizia danese che, in ogni modo, trova escamotage per impedirgli gli incontri con la bimba. Neppure la vendita della sua azienda e l’apertura di una nuova attività sul posto lo agevolano come del resto non trova riscontri l’appello del presidente della Repubblica, Luigi Scalfaro, alla regina di Danimarca. Poli si sottopone ad oltre 35 processi pur di incontrare Stella, ma nel 1990 desiste e torna in Italia anche se sa - e glielo riconoscono in molti - di avere ragione.

LA REAZIONE

A 53 anni riprende a studiare, scopre norme del diritto internazionale pressoché sconosciute al mondo dei legali e soprattutto il suo bagaglio di competenze, imposto dalla sua personale vicenda, accresce ogni giorno. Scrisse diverse lettere all’allora Ministro di Grazia e Giustizia, Giuseppe Magno, al ministero degli Esteri ed al ministro per la Solidarietà sociale, l’onorevole Livia Turco, osservando quali fossero le lacune legislative in materia di sottrazione internazionale di minori. Quelle critiche costruttive gli permettono di ottenere la nomina di consulente presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la carica di consulente presso la Regione Emilia Romagna ed il titolo di docente di Politiche giuridiche nel Comune di Roma. E a Poli si rivolgono centinaia di genitori che vivono la sua stessa angoscia di padre. Riporterà in Italia almeno 150 figli sfruttando le sue conoscenze che lo rendono un pioniere e il massimo esperto in materia.

STELLA E AILIIN

Ma Poli rivedrà mai sua figlia Stella? Sì, a 15 anni, dopo un tentativo fallito e grazie alla mediazione di un pizzaiolo, il papà incontra la figlia. E da quando lei diventa maggiorenne i contatti diventano sempre più frequenti mentre Poli si coccola un’altra figlia, Aiilin, nata nel 1995 - nel mezzo della burrasca giudiziaria - e per cui conia un nome inventato, quasi a voler rendere unica quella bimba arrivata dopo tante sofferenze. —

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