Gazzetta di Modena

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L’IMPRESA DI SAN DONNINO 

Italpizza ha disdetto l’appalto a Cofamo «Ma nessun addetto perderà il lavoro»

L’azienda: «I 254 del reparto confezionamento passeranno al nuovo operatore». Le perplessità di tutti i sindacati

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Nuovo cambio di appalto all’interno dello stabilimento Italpizza di San Donnino. L’incarico affidato alla cooperativa Cofamo per il confezionamento dei prodotti ha avuto una durata di circa due anni e ieri la società appaltante ha preannunciato la risoluzione del rapporto garantendo che i 254 posti di lavoro non sono in pericolo perché tutti gli addetti passeranno in carico al nuovo operatore destinatario dell’appalto.

Dopo l’annuncio tutti i sindacati coinvolti hanno manifestato le proprie preoccupazioni e perplessità per l’interminabile successione di questi cambi di appalti.

L’azienda ha annunciato che «nell’ambito del processo di riassetto dei rapporti di lavoro all’interno del Sito Italpizza, stabiliti nell’accordo con i sindacati confederali del 17 luglio scorso, il quale prevede anche una progressiva internalizzazione dei lavoratori di tutta la manifattura (circa 600), Italpizza ha provveduto a formalizzare disdetta del contratto d’appalto con la Cooperativa Co.fa.Mo., la quale ha recentemente cambiato il proprio gruppo dirigente e che al momento gestisce 254 lavoratori del reparto confezionamento. L’accordo prevede che il reparto confezionamento rimarrà affidato in appalto. Il passaggio dei lavoratori di Co.fa.Mo. al nuovo operatore subentrante avverrà al più tardi entro il 31 dicembre 2019. Si precisa che nessun lavoratore perderà il posto di lavoro e manterrà le stesse condizioni economiche precedenti».

I sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti Uil hanno commentato con una nota in cui affermano che «si tratta dell’ennesimo cambio appalto, dopo quello precedente che era avvenuto l’1/1/2018 da “Logica.Mente” a “Co.Fa.M.O.”. I cambi di appalto sono ormai una costante nelle aziende del distretto agroalimentare e sono anche un sintomo di fibrillazioni legate a vari fattori di tensione tra le parti contraenti. A rimetterci è spesso la parte più debole, cioè i lavoratori, in termini di incertezza sul futuro e difficoltà ad aver riconosciute parte delle proprie spettanze, dalla quota sociale al Tfr. L’attuale legislazione permette l’appalto di ogni tipo di attività, mentre i contratti nazionali di lavoro pongono alcuni limiti, spesso disattesi dalle aziende. Al di là della normativa generale, che andrebbe cambiata, è l’esecuzione dell’appalto delle attività di lavorazione che presenta modalità irregolari».

È intervenuto anche il sindacato Si Cobas, che «chiederà l’immediata restituzione della quota sociale dovuta ai dipendenti, oltre che le differenze retributive maturate. Il sistema degli appalti in Italpizza viola la normativa in materia di intermediazione di mano d’opera, in quanto costituisce un’illegittima esternalizzazione del rapporto di lavoro, che nel sito produttivo, così come in molte altre aziende, viene appaltata a cooperative, allo scopo di permettere l’applicazione di contratti collettivi diversi nel medesimo appalto, ed una riduzione del costo orario della mano d’opera». —

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