Un cofanetto di tre volumi per celebrare il “Paolucci”
Presentazione da record per i Mondiali di Volo a Vela Il critico d’arte Vittorio Sgarbi ha ricevuto in dono il libro frutto di due anni di lavoro
PAVULLO. «L’arrivo della staffetta e l’accensione del tripode olimpico per me è stato un sogno che si avvera». Così il presidente dell’Aero Club Roberto Gianaroli, ricordando l’inaugurazione, ha introdotto con emozione ancora viva domenica sera a Pavullo l’evento culturale clou del programma dei Mondiali di Volo a Vela: la presentazione del libro (cofanetto in tre volumi) “Sulle ali del vento - Storia di un aeroporto di montagna”, con cui Francesco Marzani, Ivan Giusti e Mauro Lineti hanno tracciato tutta la straordinaria parabola del “Paolucci”.
Posti esauriti in piazza Montecuccoli e tanta curiosità anche per il grande ospite: Vittorio Sgarbi. Prima di presentare il suo libro sull’arte del Novecento, il celebre critico si è mostrato molto incuriosito dall’aeroporto di montagna, apprezzando molto il dono del volume da parte di Cinzia Beneventi. Il frutto di due anni di intenso lavoro dei tre autori, a partire da Marzani, che si è gettato anima e corpo nell'impresa «di tirare fuori e ordinare tutte le notizie sull’aeroporto note e meno note alla comunità, così da tracciarne in modo organico l'evoluzione. Per me è stata un’esperienza splendida». L’epopea parte dal 1905, dai primi esperimenti di volo di Ludwig Teichfuss, il progettista di alianti che può essere considerato in qualche modo il “papà” dell’aeroporto avendo creduto fermamente nelle potenzialità dell’area in cui è sorto. Quindi nel 1921-23 la prima costruzione della struttura da parte del Comune mettendo a repentaglio i conti pubblici.
«Si sognò un futuro - ha rimarcato Gianaroli - e la scommessa pagò con 20 anni di economia e cultura ruotati attorno all’aeroporto con la nascita della Scuola Centrale di Volo a Vela e l’arrivo dei cadetti». Poi la distruzione nel '44 e i grandi rischi legati alla speculazione edilizia negli anni '70-'80 quando l’area, passata al Demanio, non si chiamava neanche più aeroporto ma “campo d’aviazione” ed era vista da diversi come “di naturale espansione del paese”. «Da qui partì una resistenza di persone che vollero ripristinarne origine e tutela per tornare a farla essere motore economico e culturale» ha rimarcato. E di lavori in lavori, si è arrivati a un'infrastruttura strategica «utilizzata molte volte anche da Marchionne nei suoi viaggi a Maranello» ha confidato. E arrivata oggi ad ospitare un Mondiale. —
D.M.
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