Gazzetta di Modena

Modena

l’associazione “libera uscita” 

Dopo la morte di Graziella e Leonello «Suicidio assistito, serve la legge»

S.A.

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«Solo una Legge che legalizzi il suicidio assistito avrebbe potuto dare giorni alla loro vita. Graziella Possega e Leonello Lombardi si sono tolti la vita nell’albergo di Carpi perché vecchi e gravemente ammalati: oggi, avrebbero potuto essere ancora vivi, parte della nostra comunità». L’affermazione è di Maria Laura Cattinari, presidente dell’associazione nazionale “Libera uscita” che si batte per il riconoscimento e la regolamentazione del testamento biologico in Italia.

«Si è parlato di tragedia, infatti così è, non è ammissibile che si debba essere costretti a morire nella clandestinità - afferma Maria Laura Cattinari - Senza nessun aiuto, senza la vicinanza degli affetti, in una camera d’albergo. Tragedia è che abbiano dovuto, nella più totale solitudine, anticipare la loro morte per timore di non essere più nelle condizioni di potersela dare quella morte e di ritrovarsi, contro la loro volontà, costretti a subire un destino di tragiche, quanto inutili ospedalizzazioni o ricoveri nelle nostre Rsa (Residenze Sanitarie Assistite). L’anno scorso, dopo il processo Cappato, la Corte costituzionale ha emesso l’ordinanza 207 per legiferare sula materia. Il termine scade entro il 24 settembre. Capisco che la situazione politica non sia favorevole ed è possibile che arrivi una proroga. A livello locale abbiamo tante associazioni di volontariato che assistono gli ammalati. La solitudine è generata dall’involuzione della nostra società che ha portato a una disgregazione soprattutto dei rapporti famigliari. Pensare che la Gran Bretagna ha creato addirittura un Ministero della solitudine... Le ricette usa e getta non fanno al caso nostro. A monte c’è il mancato riconoscimento del lavoro di cura, ossia dell’affettività, il bisogno primario per eccellenza. Il lavoro di cura è indispensabile. Si deve fare il possibile affinché si possa avere il diritto di morire a casa propria e non abbandonati a personale che non può garantire affettività». —

S.A.

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