Il cicloamatore 50enne Antonio Scorcioni ha donato gli organi
«Vogliamo sentitamente ringraziare tutto lo staff dell’Unità Terapia intensiva dell'ospedale di Baggiovara, dal personale infermieristico a quello medico e la dottoressa Elisabetta Bertellini, per la grande professionalità e l’umanità dimostrate nella cura e nell’assistenza al nostro Antonio». Così, a nome di tutti i famigliari, Barbara Bertesina, la moglie di Antonio Scorcioni, il cicloamatore modenese che si è spento a 50 anni dopo un’agonia durata 15 giorni. Ma ci saranno altri invece che, presto, ringrazieranno in cuor loro Antonio Scorcioni. Il cicloamatore, il papà di due giovani figlie Arianna e Ilaria, l’amico buono e scrupoloso su strada come lo hanno descritto i tanti amici ciclisti, ha donato gli organi. Un atto di estrema generosità che darà vita ad altre persone. Il 17 agosto scorso, come ogni sabato quando arriva la bella stagione, Antonio era solito recarsi all’appuntamento con gli amici della bici, quelli del Team Sportissimo e non solo. Stava ormai per raggiungere il gruppo al bar della frazione di Vaciglio, storico luogo di ritrovo, quando nel percorrere la rotatoria è stato investito da una Lancia Y guidata da una giovane. Nonostante il casco protettivo, la caduta a terra è stata devastante. La data del funerale è ancora da decidere Nel frattempo la comunità cicloamatoriale modenese è in lutto. Già ieri sera, nell'anello del Novi Sad, dalle 20 alle 22.30 tutte le gare di ciclismo su strada che si sono svolte hanno osservato un iniziale minuto di silenzio. «Vogliamo fare qualcosa per ricordarlo - spiega un amico compagno di due ruote del 50enne - e faremo scattare un raccolta di fondi per intitolare a lui una o più manifestazioni ciclistiche in suo onore. Un modo per ricordarlo, per sentirlo ancora in viaggio con noi». —
S.TO
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
