Liccardo: «Al ministero devono decidere una sede più adatta a questi tempi»
Il presidente del Tribunale: «Danni e pericoli sono originati dalla mancata manutenzione Serve una soluzione innovativa e possibilmente in centro»
Piovono tegole nel cortile della Procura e piove dentro l’archivio giudiziario di via Jugoslavia dopo che i lucernari si sono rotti per la grandinata di giugno. Non è certo tutto qui, come spiega il presidente del Tribunale di Modena, giudice Pasquale Liccardo.
Dottore, come valuta la situazione modenese?
«Ha un’origine lontana nel tempo. L’abbiamo sottoposta al Ministero di Grazia e Giustizia già l’anno scorso. Speriamo che si trovi una soluzione nell’interlocuzione avviata dal Ministero e che serva a traghettare nel medio e lungo periodo. Coloro che lavorano in tribunale – magistrati, avvocati, commercialisti e altre figure – constatano quotidianamente lo stato della mancata manutenzione. Il Ministero dovrebbe avere una considerazione particolare per Modena in relazione alla qualità di un territorio importante economicamente e delle sue attività giudiziarie: in regione dopo Bologna c’è Modena. Serve una struttura logisticamente e architettonicamente avanzata».
Quali sono i problemi?
«Ostacoli di carattere economico. Ma anche l’individuazione di edifici idonei per avere un’architettura giudiziaria coerente e adatta ai nostri tempi. Bisogna trovare altri edifici che permettano un’architettura coerente con le attività. Noi su questo abbiamo interloquito col Ministero. Aveva individuato nuovi uffici in Corso Canalgrande 77, a Palazzo Foresto. Ma la Conferenza permanente del Tribunale ha disatteso l’indicazione perché vuol dire frammentare gli uffici. L’unità dell’edificio è fondamentale anche per l’organizzazione: abbiamo 5 uffici diversi, non si possono dividere. E poi in un periodo di risorse umane scarse (siamo sotto di 40 unità) servono presidii nell’edificio».
La scelta iniziale pareva l’ex Banca d’Italia.
«Non è stata scartata. Può servire come stampella temporanea per il tribunale se ritenuto non idoneo. Ma nel frattempo ci devono essere uffici da utilizzare che permettano di alleviare lo stato di sofferenza. L’importante è avere un’idea complessiva di intervento per far sì che Modena sia un momento di riflessione sull’architettura giudiziaria. Oggi abbiamo solo architettura giudiziaria fascista. Modena può essere un laboratorio per avvalersi di tecnologie informatiche e con nuove strutture che permettano di modulare gli spazi in base alle necessità attuali».
Il palazzo di giustizia dove deve trovarsi?
«Deve restare visibile, possibilmente in centro storico. L’idea che ci siano luoghi separati è perdente: non dà visibilità a ciò che viene amministrato dalla giustizia. Se la giustizia è partecipata e coinvolge la città anche visivamente, dà un’idea della qualità del lavoro che si svolge nel luogo giudiziario».
Ci sono contatti per l’ex Manifattura?
«Come tribunale siamo disponibili interlocutori per qualsiasi indicazione dal Ministero, purché coerente con le necessità. Se il Ministero la ritenesse una opportunità, noi non avremmo avere nulla da dire. Ma noi non possiamo sposare nessuna soluzione. Sarà il Ministero a farlo col nostro apporto».
I 5 milioni stanziati dal Demanio nel 2017 non sono mai stati utilizzati.
«Spendere milioni per questo immobile se poi non è ritenuto poi coerente non ha senso. Diventa una soluzione che il Ministero rallenta per cercare una sede più idonea». —
C.G
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