«Trattare i parenti con umanità è decisivo»
Marisa Degli Angeli non vede sua figlia dal 1992, quando scomparve a 21 anni: «Mi basterebbe ritrovare le sue spoglie per poterle seppellire accanto al suo papà», sospira con un inconfondibile accento romagnolo. Lei è la referente in Emilia Romagna dell’associazione Penelope: «Il nostro compito principale è assistere i familiari delle persone scomparse. Non solo esprimendo loro solidarietà, ma aiutandoli nel concreto perché quando un nostro caro scompare spesso e volentieri uno degli ostacoli principali da affrontare è la burocrazia. Forze di polizia che non comunicano tra loro e non si coordinano o ancora prefetti che non si attivano subito. Sono momenti di sconforto per i familiari, che a volte non vengono nemmeno creduti». L’associazione è molto attiva: «Nei mesi scorsi proprio a Modena abbiamo tenuto un seminario a cui hanno partecipato capitani e marescialli dei carabinieri: il nostro avvocato ha spiegato nel dettaglio cosa dice la legge a proposito e abbiamo riscontrato una grande attenzione nei nostri interlocutori». Tuttavia, al di là della legge e delle normative, secondo Degli Angeli c’è un aspetto che più di ogni altro è importante: l’empatia. «La cosa più importante - sottolinea - per un familiare che sta cercando disperatamente un proprio caro è l’umanità di chi si relaziona con lui. Qualcuno che sappia ascoltarli che sappia incoraggiarli a raccontare tutto, magari anche quando per pudore o vergogna non tutto viene detto. Noi come associazione ci batteremo sempre per queste famiglie». —
GIB
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