«Le nostre macchine nel caseificio “smart” così il Parmigiano è sano e tracciabile»
Pavullo. Alessandro Rovinalti racconta come l’azienda familiare si è evoluta rispettando il connubio fra tradizione e automazione
L’INTERVISTA
L’azienda Rovinalti nasce nel 1971 a Pavullo dall’iniziativa imprenditoriale dei fratelli Venanzio, Giancarlo e Giuseppe, come officina meccanica per la costruzione di attrezzatture e macchine per l’industria lattiero-casearia. Nel 1974 la società è già in grado di strutturarsi con una propria sede e con l’assunzione di personale qualificato. Oggi l’azienda Rovinalti è guidata dalla seconda generazione della famiglia fondatrice con Alessandro Rovinalti che, entrato in azienda all’inizio degli anni ’90, porta avanti una tradizione imprenditoriale lunga quasi cinquant’anni.
Qual è stato il suo percorso all’interno dell’impresa di famiglia?
«Entrai in azienda nel 1993 e nel 1996 mi venne data la responsabilità dell’ufficio tecnico. Cercai subito di contribuire alla crescita dell’azienda di famiglia introducendo i primi software di progettazione 2D, convinto della necessità di restare al passo dei tempi e con la volontà di progettare e costruire impianti tanto per il piccolo caseificio di montagna, quanto per la grande industria».
È stato rischioso scommettere sulla tecnologia?
«È stato sicuramente un grande rischio, tuttavia è grazie a quella scommessa se oggi possiamo offrire una gamma completa che inizia dal conferimento del latte, dunque con le macchine per la raccolta e il trasporto, fino alla stagionatura e al confezionamento del formaggio, passando attraverso tutti i passaggi intermedi».
Il vostro rapporto con la filiera dell’agroalimentare e con il Parmigiano?
«Il legame con il Parmigiano Reggiano nasce dalla nostra ubicazione: siamo collocati nel cuore della terra di origine di questo prodotto unico e il nostro rapporto si è rafforzato nel tempo anche grazie al grande lavoro sulla qualità nel processo di produzione di concerto con il Consorzio di tutela e i singoli caseifici. Il Parmigiano Reggiano è l’unico prodotto Dop assolutamente genuino».
E questo perché?
«Innanzitutto per la produzione del Parmigiano Reggiano è vietato utilizzare additivi, al contrario del Grana Padano per la cui produzione è possibile utilizzare il lisozima, enzima estratto dall’albume d’uovo e utilizzato nel processo di fermentazione. Rovinalti dal 1971 progetta e costruisce impianti con l’obbiettivo di far sì che il Parmigiano Reggiano rimanga un prodotto naturale e genuino».
L’intervento dell’automazione è stato inevitabile.
«A partire dagli anni 2000, complice l’aumento di domanda interna e internazionale di Parmigiano Reggiano, abbiamo iniziato a inserire automazioni in quello che prima era un processo completamente manuale, tenendo tuttavia sempre conto della tradizione e cercando di coniugare le esigenze di produzione con la garanzia di qualità e completa tracciabilità».
Quali sono i vantaggi dell’automazione?
«La tecnologia ha portato molti vantaggi permettendo, ad esempio, di raggiungere un’elevata sanificazione degli impianti, e dunque ottenere un prodotto sicuro, mantenendo al contempo la figura del maestro casaro come supervisore dell’intero processo. La sfida vinta da Rovinalti è stata il connubio tra tecnica e affidabilità».
Il rapporto con il territorio modenese?
«Il nostro rapporto con il territorio si basa sulle eccellenti maestranze che negli anni hanno contribuito alla crescita della nostra azienda. Oggi l’organico di Rovinalti è composto da 15 persone che contribuiscono ogni giorno allo sviluppo dell’azienda con dedizione e professionalità. Trovarsi in un territorio di antica tradizione casearia e ricco di aziende che negli anni abbiamo imparato a conoscere e con cui collaboriamo stabilmente, ci lega indissolubilmente alla nostra sede. È proprio grazie al rapporto con il territorio se l’anno scorso abbiamo chiuso con un fatturato di 3 milioni di euro, prodotto quasi esclusivamente in Italia servendo i distretti del Parmigiano Reggiano in Emilia Romagna, che conta per il 70% del fatturato totale, del Grana Padano in Lombardia e del Trentingrana in Trentino-Alto Adige».
Un rapporto che tocca anche aspetti sociali.
«Negli anni abbiamo anche cercato di implementare la responsabilità sociale d’impresa inaugurando alla fine del luglio scorso la pista pedonale che costeggia l’aeroporto di Pavullo. Il progetto è nato in concerto con 60 aziende unendo le forze per restituire quello che in tanti anni ci è stato dal territorio».
Il futuro di Rovinalti?
«Il nostro futuro va nella direzione di una sempre maggiore automazione senza uscire dal solco della tradizione. Nel 2016, con la creazione del marchio Ecotech Rovinalti, abbiamo introdotto il tema della sostenibilità in tutte le fasi di produzione con macchinari che, oltre a essere efficienti, devono essere anche ecologici attraverso maggiori controlli sul consumo di acqua, energia elettrica e sanificanti. Con l’aiuto di Siemens come partner per la componentistica, siamo arrivati a ideare e costruire un caseificio 4.0. che sarà inaugurato in autunno».
Qual è la vostra idea di caseificio moderno?
«Quando negli anni 2000 abbiamo iniziato con le prime automazioni eravamo soli a immaginare l’impatto della tecnologia su un’industria tradizionale come quella casearia. Oggi nei caseifici troviamo delle “control-room” da cui è possibile controllare tutti i parametri di produzione necessari per migliorare la resa del latte, tanto quanto la tracciabilità e la sanificazione degli impianti. La nostra è l’idea di un caseificio “smart” con tutti i dati a disposizione su strumenti utili, come lo smartphone, per affiancare gli operatori nel loro lavoro di tutti i giorni e nel rispetto della tradizione e degli standard di qualità». —
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