Pavarotti nel cuore dei modenesi «La voce dell’Italia in tutto il mondo»
Serata di emozioni nel dodicesimo anniversario della scomparsa tra aneddoti, lirica, musica pop e tanta nostalgia
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MODENA Sono dodici anni, ma sembra ieri perché Luciano Pavarotti non se n’è mai andato nonostante ci abbia lasciato il 6 settembre 2007. Il grande tenore è stato ricordato al teatro Comunale che porta il suo nome con tanti volti noti in platea. Ancora una volta la sua città, grazie al lavoro della Fondazione Pavarotti e del Comune, ha dato vita a una serata resa super dalla presenza di cantanti lirici e pop che hanno conosciuto il Maestro insieme a giovani promesse.
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Clou del programma Fiorella Mannoia, la grande interprete che con Big Luciano aveva già duettato durante un Pavarotti&Friends. Era il 2001. E quando, ieri sera, nella seconda delle sue due uscite sul palco del Comunale, Mannoia ha intonato Caruso tanti si sono emozionati. Del resto proprio il classico di Lucio Dalla era stato il pezzo che Fiorella e Luciano avevano cantato insieme al Novi Sad. La serata, “Un abbraccio senza confini”, presentata da Cristina Parodi, che ha visto la sua conclusione con il pezzo citato seguito dal Va’ Pensiero dal Nabucco di Verdi eseguito dalla Rossini , si era aperta con l’arrivo degli ospiti nel foyer del teatro di corso Canalgrande.
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C’erano praticamente tutti, oltre a Nicoletta Mantovani con Alice e altri membri della famiglia Pavarotti, non mancavano sindaco Muzzarelli, membri dell’amministrazione, il prefetto Paba, il presidente della Fondazione Paolo Cavicchioli e il presidente della Regione Stefano Bonaccini. Ad accogliere tutti il “padrone di casa”, direttore del teatro, Aldo Sisillo. Intanto dietro le quinte scaldavano le voci i protagonisti della serata aperta da “La Ghirlandéina” della Rossini, la corale dove Luciano mosse i primi passi insieme al papà.
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Poi una sfilata di voci già acclamate alternate a video con la viva voce di Luciano ed altre voci che lasciano ben sperare per il futuro (hanno ottenuto applausi le giovani promesse Giuseppe Infantino, Giulia Luzi e Giulia Mazzola). La grande star Fiorella Mannoia ha incantato con Caruso e anche con “Sempre e per sempre”, “Quello che le donne non dicono” e “Povera patria”.
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Quest’ultima, di Franco Battiato, ha introdotto un altro artista acclamatissimo dal teatro strapieno, Giovanni Caccamo che con Battiato ha iniziato. «Essere qui - spiega Cacamo - è già una emozione in sé visto che Pavarotti è stata la voce italiana nel mondo. Sono rimasto impressionato dal Maestro, un artista che metteva sé stesso in quel che cantava e questo la gente lo percepisce». Caccamo ha intonato tra le altre “La cura”, il capolavoro di Battiato, prima di lasciare la scena al tenore Marcello Giordani (ha cantato “Non piangere, Liù”, “Mi batte il cor” ) e al collega Lorenzo Licitra che, applauditissimo, ha intonato “Barcelona” di Freddie Mercury insieme alla Mazzola. «Da piccolo - spiega Licitra - guardavo alla tv Pavarotti e sognavo, come tantissimi. Ora mi ritrovo in un tempio sacro, non avrei mai pensato accadesse».—
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