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verso le regionali 

Salvini vuole l’Emilia per la Borgonzoni Campagna a tappeto su tutto il territorio

Luca Gardinale
Salvini vuole l’Emilia per la Borgonzoni Campagna a tappeto su tutto il territorio

E Bonaccini fiducioso per la distensione con il M5S ora potrebbe puntare ad un voto già a fine novembre 

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Fallita la spallata che sembrava più facile, ora punta tutto su quella più complicata. Di buono, c’è che adesso ha parecchio tempo: praticamente tutto quello che servirà per “occupare” (letteralmente) l’Emilia Romagna. E il primo step è previsto già oggi e domani, quando 150 banchetti cercheranno di far capire alle principali città della regione che l’obiettivo numero uno, adesso, è proprio il governo di viale Aldo Moro.

Al centro c’è Matteo Salvini, che dopo aver lasciato il Viminale è pronto a lanciare l’assalto alla regione “rossa” per eccellenza, facendo partire ufficialmente la campagna della Lega verso le elezioni che vedranno l’ex sottosegretario Lucia Borgonzoni come candidato alla presidenza per il centrodestra. A suonare la carica con un post sui social è stato proprio l’ex ministro: «Avanti tutta - scrive Salvini - qui le elezioni non possono evitarle, e come in Umbria manderemo a casa la sinistra dopo settant’anni». Si parte oggi, dunque, con una serie di banchetti in tutte le città della regione: a Modena l’appuntamento con il Carroccio è sotto il Portico del Collegio dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30. «I banchetti saranno l’occasione per presentare ai cittadini le nostre proposte per l’Emilia Romagna - fa sapere il commissario cittadino Luca Bagnoli - una regione amministrata da troppi anni da un unico partito, le cui politiche hanno portato le nostre città a subire un aumento intollerabile dell’immigrazione incontrollata, di pari passo con l’insicurezza sia economica che sociale». L’obiettivo del Carroccio, dunque, è quello di buttarsi a capofitto sulle elezioni regionali, dando vita a una campagna sul territorio che porti i delegati leghisti in tutte le piazze da qui al giorno del voto. Ma con il popolo leghista ci sarà anche lui, il Capitano Salvini, che già domani potrebbe palesarsi in alcuni dei 150 banchetti disseminati in regione, anche se al momento non c’è certezza sul momento e sulla città. E mentre l’armata leghista si prepara all’assalto, il governatore Stefano Bonaccini, ricandidato per un’alleanza di centrosinistra che andrà dal Pd alle forze civiche, è tentato dall’idea di ribaltare la situazione per quanto riguarda la data. Tenendo conto che l’arco temporale entro il quale è possibile votare va dal 27 ottobre al 26 gennaio, se finora la volontà del centrosinistra era quella di andare alle urne proprio a fine gennaio, ora lo scossone romano, con la spallata non riuscita a Salvini e la popolarità (almeno per qualche settimana…) del nuovo governo, stanno tentando il governatore Bonaccini, che sta valutando la possibilità di andare al voto a novembre.

Se fino alle settimane scorse era il centrodestra a voler andare alle urne subito, mentre il Pd preferiva nettamente aspettare il 2020, ora le cose sembrano essersi ribaltate, come dimostra il fatto che nessuno dei sostenitori di Lucia Borgonzoni abbia più chiesto di votare a novembre dalla crisi di governo. Detto questo, le poche settimane che ci separano da novembre, la manovra economica da approvare entro fine anno, e in fin dei conti l’interesse di tutti i partiti (anche del Pd stesso, che una coalizione allargata la deve ancora costruire, così come deve decidere se dar vita o no ad una “lista Bonaccini” con importanti personalità della regione) è quello di non votare a novembre. Il che, considerando che di certo non si andrà alle urne a dicembre, significa farlo a gennaio, con domenica 26 che resta la data con maggiori probabilità di diventare quella buona. E i Cinque stelle? La porta di Bonaccini resta aperta, come ribadito dal presidente durante il faccia a faccia di giovedì sera a Ponte Alto con il governatore della Liguria Giovanni Toti, anche se le possibilità di arrivare ad un accordo sembrano davvero poche. Il Movimento ha però un problema: a pochi mesi dal voto, i pentastellati non hanno un candidato alla presidenza, né una leadership locale pienamente investita con il compito di mettere in moto la macchina elettorale. I Cinque stelle, insomma, sono ancora in alto mare, anche se oggi sembra improbabile sia un accordo con il Pd, sia una sorta di desistenza per far confluire i voti al nuovo alleato nazionale. —



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