Carpi. Frida: «Mi salvò la voce» La deportazione vista con gli occhi delle donne
All’ex Sinagoga di Carpi percorso organizzato in sette spazi su storie, tutte al femminile, di chi conobbe l’orrore dei lager
Aveva una voce incantevole, con cui rallegrava le compagne del Campo di Fossoli. Una voce melodiosa e bellissima che incantò anche i generali delle SS e le salvò la vita. Frida Misul era di Livorno, venne catturata perché ebrea e portata a Fossoli. Sarà attraverso la sua storia struggente e quella di altre donne che hanno vissuto gli orrori della deportazione, o direttamente, o tramite qualche caro imprigionato, che si snoderà il percorso della mostra intitolata “Frida e le altre, storie di donne, storia di guerra: Fossoli 1944”, prodotta dalla Fondazione Fossoli, con Elisabetta Ruffini nelle vesti di curatrice e Dario Carta responsabile di progetto grafico e allestimento. A ciascuna di queste donne verrà dedicato uno spazio all’ex Sinagoga. Spazio in cui, tramite diversi supporti, anche multimediali, si potrà comprendere meglio la tragedia dell’Olocausto.
«Frida era ebrea, ha subito le leggi razziali del 1938, ma dal 1943 gli ebrei anche in Italia potevano essere catturati: lei viene quindi presa perché ebrea e portata a Fossoli - spiega Marzia Luppi, direttrice della Fondazione Fossoli - aveva una voce bellissima grazie agli studi di canto. Usava la voce per risollevare le compagne ed è arrivata a comporre anche canzoni nei lager. Frida costituisce un esempio di resistenza alla disumanizzazione anche tramite l’arte e il lavoro. Questa donna speciale è sopravvissuta e, al ritorno, è diventata una cantante. In mostra si potrà ascoltare una sua canzone registrata».
«Nei sette spazi in cui si suddivide la mostra ci si potrà addentrare in sette biografie, sette profili di donne che abbiamo scelto tra tante storie: innanzitutto si vede il loro volto, poi altre immagini, testi descrittivi e testi scritti dalle donne stesse - prosegue la direttrice Luppi - Ci sono donne di cui si conosce poco, ma anche “famose” come Frida MIsul e la scrittrice Giuliana Tedeschi. O le tre sorelle Baroncini, politiche. Per arrivare a Julia Banfi e Maria Marchesi, moglie di Odoardo Focherini, che non hanno subito il lager, ma sono state pienamente consapevoli di quanto fatto dai loro cari e hanno sempre appoggiato le loro scelte. Julia Banfi, ad esempio, ha lavorato tutta la vita nello studio del marito (Bbpr), che si è occupato della costruzione del Museo Monumento al deportato. Inoltre, ospiteremo anche la storia di una bambina».
La mostra sarà facilmente trasportabile perché l’intenzione della Fondazione Fossoli è che sia itinerante. «Nel tempo speriamo di arricchirla con altre biografie -continua Marzia Luppi - Venerdì, dopo la presentazione, alle 20, al Museo Monumento si terrà una performance del Teatro dell’argine di Bologna». Durante la rappresentazione attrici interpreteranno gli scritti di donne estrapolati partendo dai testi sulle pareti del Museo Monumento. «Altro aspetto fondamentale, Elisabetta Ruffini ha fatto ricerche in stretto contatto con i parenti delle protagoniste - conclude Luppi - Alla presentazione parteciperà Roberto Rugiadi, figlio di Frida Misul, in rappresentanza dei famigliari». —
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