Decreti ingiuntivi per il Valli del Cimone
PAVULLO. Si va allo scontro frontale sul debito del Consorzio di promo-commercializzazione Valli del Cimone. Il liquidatore Corrado Cavallini ha dato seguito alle “maniere forti” prospettate a maggio per il ripianamento del debito, e in questi giorni nei municipi è in arrivo una lettera poco piacevole: un'ingiunzione di pagamento per decine di migliaia di euro. A fine di luglio Cavallini ha completato tutta la documentazione sottoponendola al Tribunale delle Imprese di Bologna. Il giudice civile ha valutato e ha dato il via libera alla messa in mora degli enti pubblici. I primi decreti ingiuntivi sono stati emessi per Sestola (richiesti 31.756 euro), Fanano (30.504 euro) e Montecreto (24.495 euro) per quasi 87mila euro complessivi. A ruota arriveranno gli altri per i Comuni rimanenti: Pavullo, Frassinoro, Lama Mocogno, Serra, Riolunato e Pieve. Più l'Unione del Frignano, a cui spetta la quota più salata: 115.800 euro. Sul fatto che il Valli, messo in liquidazione nel novembre 2018, abbia accumulato un debito rilevante, sono tutti d'accordo. Si parla di una cifra totale che va dai 600 ai 900mila euro, con tutti i vari annessi e connessi, per cui i soci sono chiamati a rispondere. Ma la ripartizione è fonte di lite da un anno ormai: per il liquidatore i soci devono pagare in base ai servizi che hanno avuto dal Consorzio; per i Comuni il riparto va invece assegnato in base alle quote dell'ente che ciascuno deteneva. Cioè una per Comune (18 per l'Unione), di fronte alle 124 totali. Si troverebbero così a pagare pesante le associazioni di categoria (Confcommercio, Cna, Confesercenti e Lapam) che avevano rilevato una ventina di quote ciascuna quando la Provincia, a seguito della spending review, aveva dismesso tutte le sue. Bella beffa per loro: avevano acquisito le quote per venire incontro ai Comuni (che non avevano sufficiente disponibilità finanziaria per rilevarle) e oggi si troverebbero col “cerino in mano”.
In sostanza, avrebbero comprato dei debiti. Cavallini invece è convinto che le associazioni abbiano già saldato con 15mila euro circa a testa, e batte cassa alla porta dei Comuni: «Ho sollecitato più volte una soluzione diversa, anche rendendo pubblica la situazione a maggio nella speranza di sbloccare qualcosa – sottolinea – ma l'inerzia perdura. Allora mi sono dovuto muovere io». Il decreto ingiuntivo dà 40 giorni per il pagamento. Ci si può ovviamente anche opporre, il che significa lo scoppio della guerra in Tribunale con l'avvio di una causa civile. — D.M.
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