Gazzetta di Modena

Modena

iil viaggio  

Giovani sassolesi nelle terre di mafia per incontrare “testimoni di libertà”

Alfonso Scibona
Giovani sassolesi nelle terre di mafia per incontrare “testimoni di libertà”

I ragazzi sono stati accompagnati da don Carlo Menozzi «Un’esperienza preziosa che ci insegna il sacrificio»  

3 MINUTI DI LETTURA







Esperienza altamente formativa per un gruppo di oltre 20 ragazzi sassolesi che, accompagnati da don Carlo Menozzi, coordinatore dei gruppi giovanili delle parrocchie di Sassuolo, sono stati per una decina di giorni a fare un'esperienza di vita con “testimoni di libertà” in Campania e Calabria.

«Siamo stati nelle province di Caserta e Napoli, fermandoci ad Acerra - ha detto il sacerdote - e poi in Calabria, a Polsi, nell’Aspromonte quindi a Rocella Ionica, nella Locride. Il nostro filo conduttore era incontrare persone che abbiamo chiamato “testimoni di libertà” perché nello scorso anno pastorale con questi ragazzi abbiamo affrontato il tema delle scelte, della vocazione e come scegliere liberamente, cosa fare da grandi, prendendo spunto dalle parole di San Giovanni Paolo II “prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro”. Abbiamo incontrato diverse persone: sacerdoti, imprenditori, agricoltori, amministratori, magistrati. Da loro ci siamo fatti raccontare come vivono in quelle terre la loro professione, missione e il loro essere cristiani».

Che giudizio avete tratto da questi contatti?

«Abbiamo visto - continua don Carlo - come, nonostante qualche genitore o nonno fossero inizialmente un po’ preoccupati, sapendo che i ragazzi sarebbero andati in queste zone, c’erano delle belle persone che ci hanno molto motivati. Ci hanno detto che il primo segreto è non avere mai paura, stare insieme, avere degli amici e di impegnarsi, a partire dallo studio fino al lavoro, interessandosi della realtà in cui si vive. Mi ha colpito molto il magistrato Gratteri quando ci ha invitato davvero a prendere sul serio lo studio, fare volontariato, interessarsi delle realtà vicino a noi con gli anziani, i bambini, gli emarginati, i poveri, di prenderci cura anche solo per un pezzetto della nostra settimana, del nostro mese, perché è da lì che si può costruire anche un paese, una città, una comunità più bella e umana».

La scelta della zona?

«Una zona difficile, non ce lo nascondiamo, dove anche la presenza della criminalità organizzata influenza lo stile di vita di queste popolazioni. Una cosa che ci ha colpito molto è stato vedere in Calabria un mare bellissimo, ma con le spiagge deserte ad agosto. Segno di una realtà in cui è difficile investire, fare imprese e offrire servizi nel turismo. Coloro che abbiamo incontrato ci hanno ringraziato perché per loro è importante che i giovani in particolare vadano a incontrarli. Lì uno dei problemi principali è rappresentato dalla partenza di molti ragazzi da quelle terre, è un impoverimento grosso».

Quale conclusione avete tratto?

«Ci siamo portati a casa la convinzione - conclude don Carlo - che la vita è una cosa seria, che va presa sul serio, grati e contenti di avere dei nuovi amici, e tutto questo non è mai scontato. Le difficoltà ci sono anche per noi: le paure di scegliere, di fare sacrifici. Siamo tornati a casa anche con un’altra consapevolezza: quella che non bisogna avere paura di fare delle scelte che richiedono sacrifici, impegno. Nella vita, se si vuole arrivare in alto, bisogna di conseguenza puntare in alto». —





Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google