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«Voice Off, diamo la parola agli esclusi e agli emarginati»

Laura Solieri
«Voice Off, diamo la parola agli esclusi e agli emarginati»

Francesca Scalinci racconta la sua esperienza di impegno, non solo a Modena «Ho la Siria nel cuore. Lì ho imparato il significato delle parole libertà e coraggio»

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«Fin da ragazza ho sempre fatto volontariato, soprattutto con giovani e anziani, offrendo il mio tempo in doposcuola gratuiti o organizzando attività ricreative, soprattutto basate sulla musica, in case di riposo. In Terra Santa ho partecipato a gruppi di dialogo tra israelianiu e palestinesi e, come volontaria, alla gestione di campi estivi per bambini palestinesi – racconta Francesca Scalinci, di Modena, che nella vita lavora come insegnante e traduttrice - Da qualche mese ho il privilegio di essere presidente di Voice Off, associazione modenese che ha lo scopo di fornire possibilità di espressione a soggetti esclusi o emarginati mediante la creazione di documentari sociali, laboratori video soprattutto partecipativo e la promozione del cinema del reale in città. Il cinema del reale è un’altra delle mie passioni e Voice Off mi ha permesso di fare volontariato in modo diverso, attraverso l’arte».

In Voice Off Francesca è entrata dopo aver partecipato al corso per volontari della cooperazione internazionale organizzato ogni anno da Comune di Modena e Overseas.

«Il corso è stata una delle esperienze più formative e importanti della mia vita, e mi ha permesso di entrare nel tessuto dell’associazionismo modenese e conoscere persone meravigliose. La nostra città ha tanto da offrire ed è incredibile vedere quante persone siano impegnate nel volontariato e come molto di questo lavoro venga svolto in silenzio, senza squilli di tromba né rulli di tamburi – dice Francesca - I modenesi sono così d’altronde, lavorano sodo senza tante fanfare. Amo questa città. Regolarmente sento il bisogno di andare altrove, negli altri luoghi che considero “casa” (Gerusalemme e Londra soprattutto), ma Modena è il mio centro, il mio guscio, il mio nido e ogni volta non vedo l’ora che mi riaccolga».

Francesca ha conseguito un dottorato di ricerca in Studi anglo-americani presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia ed è esperta di letterature postcoloniali anglofone. Nel corso della sua carriera universitaria si è occupata soprattutto di letteratura anglo-caraibica e di letteratura mediterranea in lingua inglese, in particolare racconti di guerra e di confine, con particolare attenzione a Libano, Cipro e Palestina. Francesca parla inglese, francese e tedesco e racconta che «alle lingue studiate, ho aggiunto negli ultimi anni ebraico moderno e arabo. In entrambe sono ancora ad un livello base, ma ho intenzione di proseguire, soprattutto con l’arabo. Il motivo per cui ho cominciato a studiare queste lingue è che negli ultimi anni sono stata molto in Medio Oriente, soprattutto Israele e Palestina, e Giordania, per motivi di studio, ma soprattutto per passione. Gerusalemme, dove abbiamo trascorso molto tempo, è una seconda casa».

Negli anni Francesca ha sviluppato una grande passione per la Siria, che ha conosciuto attraverso i siriani. «Mi sono avvicinata alla questione siriana circa sei anni fa, attirata allora dal mio interesse “accademico” per le primavere arabe e preoccupata per l’emergenza umanitaria. Nel tempo il mio interesse è diventato, per così dire, più politico e sono ormai da tempo impegnata nel denunciare i crimini del regime di Bashar al Assad e nel supportare una Siria libera, democratica e plurale (ciò che ora sembra solo un sogno). Proprio quest'estate ho partecipato a una campagna internazionale di sciopero della fame per denunciare i bombardamenti sui civili. La Siria e i siriani sono il mio grande amore. I siriani mi hanno insegnato il significato di parole come libertà, coraggio e resilienza».

«Spero un giorno di vedere Damasco, ma ciò accadrà solo quando tutti i miei amici in esilio potranno ritornare in Siria in sicurezza». —

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