I sindaci contro i “decreti” di Cavallini
All’ingiunzione di pagamento i Comuni replicano che vogliono capire le cause del debito. I pareri di Pasini e Bonucchi
L'invio dei primi decreti ingiuntivi a Sestola, Fanano e Montecreto è un Rubicone: l'inizio della guerra sul debito del Consorzio di promo-commercializzazione Valli del Cimone. Da una parte il liquidatore Corrado Cavallini è intenzionato a “mettere al muro” i Comuni (e l'Unione) costringendoli a pagare subito un importo che supera i 500mila euro. Dall'altra i sindaci sono pronti a dare battaglia avviando una causa civile per accertare quanto è effettivamente dovuto.
Com'è comprensibile, il ricorso ai decreti non è piaciuto a nessuno degli enti coinvolti: Sestola (richiesti 31.756 euro), Fanano (30.504 euro) e Montecreto (24.495 euro) in primis, poi a Pavullo, Lama Mocogno, Serra, Riolunato, Pievepelago e Frassinoro che si aspettano l'arrivo di eguale sgradita notifica. Per tutti l'orientamento è quello di convergere su una posizione unica che in Unione ha già visto a maggio l'affidamento di un incarico legale di consulenza a uno studio di Bologna e poche settimane fa, il 15 luglio, il via libera a un altro incarico di consulenza a uno studio commercialista (Rosati di Modena) chiamato ad eseguire un “auditing finanziario” per capire come è maturato il debito in questi anni. «Vogliamo verificare tutti gli aspetti connessi a questo debito – sottolinea Giovanni Battista Pasini, presidente dell'Unione – come ci si è arrivati e se ci sono responsabilità in chi ha portato avanti bilanci che in sede di consuntivo non avevano copertura. Come Cavallini mostra di voler andare avanti, così anche noi andiamo fino in fondo. Proprio per questo, non accetteremo decreti ingiuntivi in scioltezza: materialmente non ne sono ancora arrivati, ma quando succederà sicuramente li impugneremo tutti quanti. Ci sono tre elementi imprescindibili da chiarire in questa storia: perché si è creato il debito, chi ne ha responsabilità e se e quanto dobbiamo rifonderlo. L'uno conduce all'altro».
I primi cittadini destinatari dei primi tre decreti ribadiscono la posizione: «Non ho nessuna intenzione di pagare così 32mila euro – rimarca da Sestola Marco Bonucchi – come ho sempre detto, pago solo una percentuale di debito rapportata all'unica quota societaria che il Comune detiene. Ho massima fiducia nei consulenti presi a livello di Unione». «Montecreto non ha certo influito per 25mila euro sul debito del Valli – nota Leandro Bonucchi – ci sono troppe cose ancora da chiarire su questa storia: ben venga il lavoro dei consulenti». «Il Comune di Fanano ha sempre pagato al Valli le fatture emesse di volta in volta per i servizi: come fa a pagare ora 30mila euro senza rendicontazione? C'è il rischio di danno erariale senza una documentazione precisa su cosa viene pagato coi soldi dei cittadini, e perché» rimarca Stefano Muzzarelli. «Noi pagheremo solo ed esclusivamente la cifra che, in base alle normative, i nostri legali ci indicheranno come idonea. Poi se si va in causa, stabilirà il giudice. Non nascondo l'amarezza per come si è arrivati a questa situazione: in tutte le riunioni che abbiamo fatto sul Valli c'era sempre stato detto che il debito stava migliorando, che a poco a poco si sarebbe arrivati all'estinzione. Poi un bel giorno arriva la notizia di una situazione pesantissima di cui non eravamo al corrente».
Cavallini resta sulla sua linea, e profila anche una prospettiva imbarazzante per un ente pubblico: il pignoramento di beni ai Comuni che non pagano. «Il mio compito, come da manuale contabile, è semplice: liquidare l'attivo per pagare il passivo. Se ci sono crediti verso i consorziati, io vado avanti fino in fondo e uso tutti gli strumenti che ho per recuperarli. Senza farmi nessuna remora e senza guardare in faccia a nessuno. Se non adempiono ai decreti ingiuntivi, non ho nessun problema a procedere con i pignoramenti. Prima di alzare le braccia e mandare in fallimento il Consorzio, con quel che significa per i creditori, le proverò tutte». —
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