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Così il senatore rompe con il suo cerchio magico «Una scelta personale»

L.G.
Così il senatore rompe con il suo cerchio magico «Una scelta personale»

Ludovica Carla Ferrari scarica il suo mentore Dal sindaco Maria Costi al consigliere Diego Lenzini imbarazzo e silenzi

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L’amarezza è tanta, la voglia di parlare poca. Del resto, la scelta del senatore Richetti di lasciare il partito lascia in qualche modo “orfani” del loro punto di riferimento i dem modenesi che da sempre fanno parte del “cerchio magico” del Matteo da Fiorano. Anche per questo, molti di loro preferiscono non commentare la scelta del parlamentare: i sindaci Maria Costi e Fabio Braglia, così come il consigliere Diego Lenzini hanno scelto la via di un imbarazzato silenzio. L’assessore modenese alle Politiche economiche Ludovica Carla Ferrari si lascia andare a un significativo «scelta personale», dicendosi molto dispiaciuta per la decisione di Richetti. Una riflessione sul rapporto con i Cinque stelle, invece, arriva da Paolo Negro, ex segretario provinciale del Pd e da sempre vicino al parlamentare di Fiorano, che ieri sera ha pubblicato su Facebook una riflessione intitolata “correre”: «Non condivido questa corsa a prefigurare anche a livello locale alleanze con i Cinque Stelle - scrive Negro, che critica così anche l’apertura del governatore Bonaccini - lasciando intendere quindi un rapporto che diviene strutturale con i Cinque Stelle. E’ stato giusto provare a dare un governo al Paese. E’ un errore invece trasmettere il messaggio, così facendo, che si fosse pronti a farlo a qualunque costo e quindi a qualunque costo lo si terrà in piedi. Per rispetto di chi dovremmo rappresentare. Non sono passati due giorni dal voto di fiducia al governo - incalza Negro - che solo due mesi fa avevamo detto che mai avremmo fatto; non c’è ancora alcun segno che la “scommessa” di poter governare insieme per il bene del Paese riesca. E’ ancora caldo l’inchiostro con cui si sono scritte le cose più truci contro di noi. Il tempo sarà galantuomo - aggiunge Negro - questo non darsi tempo finirà per avallare il dubbio che questo esecutivo insieme ai Cinque Stelle lo abbiamo fatto per tornare al governo a qualunque costo o per rimanerci a qualunque costo a livello locale nei prossimi appuntamenti elettorali locali». L’ex segretario chiude così con una citazione di Michael Ende: «Siamo corsi così avanti che dovremmo sostare un attimo per consentire alla nostra anima di raggiungerci».

Restando al “cerchio magico”, la decisione di Richetti non è piaciuta per nulla alla consigliera regionale Manuela Rontini: «Negli ultimi giorni, due delle persone a cui sono stata e sono tuttora più legata - spiega su Facebook - ovvero Carlo Calenda e Matteo Richetti, hanno deciso di lasciare il Partito democratico. Al netto del fatto che, tra “concedere” pieni poteri a Matteo Salvini e votare la fiducia al governo Conte II, seppur con travaglio, credo sia stato giusto provare a percorrere la seconda, è evidente che da domani il Pd sarà più povero. E senza la cultura riformista, il Pd rischia di diventare altro». —

L.G.

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