Lo scienziato, la band, gli effetti visual «E il Dna diventa show»
L’evoluzionista Telmo Pievani sul palco con i Deproducers «Parlerò di mutazione genetica coinvolgendo il pubblico»
CARPI Il Dna, quella stringa che contiene tutte le nostre informazioni genetiche, il custode del segreto della nostra esistenza, è al centro dell'insolita performance “Music for Science” di cui saranno protagonisti, alle 22 di oggi in piazza Martiri, Telmo Pievani, filosofo ed evoluzionista, docente di Filosofia delle Scienze Biologiche, e il gruppo “Deproducers” in collaborazione con Airc, Associazione Italiana per la ricerca sul cancro. «Questo progetto è l’ultimo di una trilogia ideata dai Deproducers - racconta Pievani - che compongono brani originali su un tema scientifico: il primo sul cosmo, il secondo sull’intelligenza delle piante e il terzo sul Dna e sull’evoluzione della vita e le mutazioni genetiche.
Ogni volta c’è un frontman diverso che non è un musicista, ma uno scienziato e si fanno convivere tre linguaggi: la musica, la narrazione scientifica (in questo caso io mi alterno alla musica e ci interagisco inserendoci una spiegazione semplice, coinvolgente sul Dna) e gli effetti visual, immagini bellissime di Marino Capitanio. La novità di quest’anno è un progetto prodotto dall’Airc sul Dna, con il quale spiegheremo i meccanismi della malattia terribile che è il cancro».
La musica può incidere sul Dna?
«Io faccio cenno all’epigenetica, cioè al fatto che non bastano i geni e non contano le sequenze del Dna, ma conta come queste sequenze sono sensibili all’esterno, alle sollecitazioni che abbiamo, a ciò che mangiamo, al nostro stress e alle condizioni emotive della nostra esistenza. Quindi la musica, che incide tantissimo sul nostro umore, è chiaro che sia molto importante per la nostra salute».
C’è molto scetticismo sull’argomento, come si è preparato a questa sfida con una platea così ampia?
«In vari modi. Spesso il Dna è citato a sproposito, come quando viene associato alla nostra identità e diciamo che una persona ha una caratteristica perché “ce l’ha nel Dna”, credendo che sia qualcosa che decreta il nostro destino, quando in realtà è l’ingrediente di una ricetta molto più complessa. È importantissimo, ma non è tutto. Poi c’è il coinvolgimento delle persone nello spettacolo. Il concetto di mutazione genetica lo faremo venire fuori dal pubblico. Credo molto nell’interazione. L’ultima parte dello spettacolo è dedicata alla serendipità, questa peculiarità del metodo scientifico per la quale tu cerchi qualcosa e trovi tutt’altro incentrata sulla curiosità e sul fatto che la Natura sia molto più grande di quanto la conosciamo ora. L’Airc finanzia ricerca pura: questo è bello e raro e spero porti presto a sconfiggere il cancro».
È la sua seconda partecipazione al Festival. Pensa sia cambiato in questi anni?
«La mia prima lectio è stata su Darwin e, restando in tema, in questi anni ho visto una bellissima evoluzione. Anche il fatto che questo spettacolo sia ospitato è un grande segno di apertura. Questa sfida di far dialogare i saperi e i linguaggi è molto importante, così com’è molto importante che la filosofia non si chiuda in se stessa, ma dialoghi con tutte le altre discipline». —
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