Gazzetta di Modena

Modena

Festival Filosofia 2019

Lo scienziato, la band, gli effetti visual «E il Dna diventa show»

Maria Vittoria Melchioni
Lo scienziato, la band, gli effetti visual «E il Dna diventa show»

L’evoluzionista Telmo Pievani sul palco con i Deproducers «Parlerò di mutazione genetica coinvolgendo il pubblico»

3 MINUTI DI LETTURA





CARPI Il Dna, quella stringa che contiene tutte le nostre informazioni genetiche, il custode del segreto della nostra esistenza, è al centro dell'insolita performance “Music for Science” di cui saranno protagonisti, alle 22 di oggi in piazza Martiri, Telmo Pievani, filosofo ed evoluzionista, docente di Filosofia delle Scienze Biologiche, e il gruppo “Deproducers” in collaborazione con Airc, Associazione Italiana per la ricerca sul cancro. «Questo progetto è l’ultimo di una trilogia ideata dai Deproducers - racconta Pievani - che compongono brani originali su un tema scientifico: il primo sul cosmo, il secondo sull’intelligenza delle piante e il terzo sul Dna e sull’evoluzione della vita e le mutazioni genetiche.

Ogni volta c’è un frontman diverso che non è un musicista, ma uno scienziato e si fanno convivere tre linguaggi: la musica, la narrazione scientifica (in questo caso io mi alterno alla musica e ci interagisco inserendoci una spiegazione semplice, coinvolgente sul Dna) e gli effetti visual, immagini bellissime di Marino Capitanio. La novità di quest’anno è un progetto prodotto dall’Airc sul Dna, con il quale spiegheremo i meccanismi della malattia terribile che è il cancro».

La musica può incidere sul Dna?

«Io faccio cenno all’epigenetica, cioè al fatto che non bastano i geni e non contano le sequenze del Dna, ma conta come queste sequenze sono sensibili all’esterno, alle sollecitazioni che abbiamo, a ciò che mangiamo, al nostro stress e alle condizioni emotive della nostra esistenza. Quindi la musica, che incide tantissimo sul nostro umore, è chiaro che sia molto importante per la nostra salute».

C’è molto scetticismo sull’argomento, come si è preparato a questa sfida con una platea così ampia?

«In vari modi. Spesso il Dna è citato a sproposito, come quando viene associato alla nostra identità e diciamo che una persona ha una caratteristica perché “ce l’ha nel Dna”, credendo che sia qualcosa che decreta il nostro destino, quando in realtà è l’ingrediente di una ricetta molto più complessa. È importantissimo, ma non è tutto. Poi c’è il coinvolgimento delle persone nello spettacolo. Il concetto di mutazione genetica lo faremo venire fuori dal pubblico. Credo molto nell’interazione. L’ultima parte dello spettacolo è dedicata alla serendipità, questa peculiarità del metodo scientifico per la quale tu cerchi qualcosa e trovi tutt’altro incentrata sulla curiosità e sul fatto che la Natura sia molto più grande di quanto la conosciamo ora. L’Airc finanzia ricerca pura: questo è bello e raro e spero porti presto a sconfiggere il cancro».

È la sua seconda partecipazione al Festival. Pensa sia cambiato in questi anni?

«La mia prima lectio è stata su Darwin e, restando in tema, in questi anni ho visto una bellissima evoluzione. Anche il fatto che questo spettacolo sia ospitato è un grande segno di apertura. Questa sfida di far dialogare i saperi e i linguaggi è molto importante, così com’è molto importante che la filosofia non si chiuda in se stessa, ma dialoghi con tutte le altre discipline». —

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google